Individuare forme di vita extraterrestre è l’obiettivo primario delle agenzie spaziali internazionali che stanno mettendo a punto strategie, programmi e strumentazioni in grado di raggiungere l’agognato risultato: poter annunciare al mondo, battendo tutti gli altri sul tempo, di aver trovato al di là di ogni ragionevole dubbio il primo organismo alieno. La NASA è in prima linea su questo fronte ed ha di recente finanziato lo studio di un nuovo progetto che mira a scovare i pianeti più promettenti analizzandone, a distanza, le atmosfere.
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LA RICERCA DELLA VITA EXTRATERRESTRE È UN OBIETTIVO CENTRALE
Si chiama ESCAPE, una sigla che sta per Extreme-ultraviolet Stellar Characterization for Atmospheric Physics and Evolution– ovvero Caratterizzazione Stellare degli Estremi ultravioletti per la Fisica e l’Evoluzione Atmosferica- ed è stato elaborato da un gruppo di ricercatori dell’Università del Colorado, a Boulder. A capo dell’equipe che sta sviluppando la futura missione c’è l’astrofisico Kevin France. «La NASA e l’intera comunità astronomica hanno fatto della ricerca di segnali di vita una priorità. Crediamo che al di fuori del sistema solare essa possa essere rilevata all’interno dell’atmosfera», ha dichiarato il professore dell’Atmospheric and Space Laboratory (LASP) dell’ateneo statale, come riporta il sito Phys.org.
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IL PROGETTO DELL’UNIVERSITÀ DEL COLORADO
Una convinzione condivisa dai vertici dell’ente spaziale americano, che ha indicato ESCAPE come uno dei due candidati in lizza per essere il prossimo satellite da lanciare nell’ambito dell’ambizioso programma Explorers della NASA. Se verrà selezionata, la missione dovrebbe essere programmata per il 2025 con un budget non superiore a 145 milioni di dollari- una cifra enorme per noi, ma relativamente bassa in ambito astronomico, anche alla luce dei risultati che potrebbe conseguire. «Queste promettenti proposte nell’ambito del programma Explorers evidenziano alcuni dei modi più creativi e innovativi per aiutare a scoprire i segreti dell’universo. Dallo studio di stelle e pianeti al di fuori del nostro sistema solare alla ricerca di risposte ai più grandi misteri cosmici: attendo con impazienza scoperte straordinarie da queste semplici missioni», ha detto in una nota Thomas Zurbuchen, amministratore associato della NASA.
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LE RADIAZIONI ULTRAVIOLETTE EMESSE DAL NOSTRO SOLE
ESCAPE sarà usata per dare un’occhiata alle stelle lontane, osservando il loro spettro elettromagnetico. Quelle che emettono radiazioni ad altissima energia luce ultravioletta estrema- sono quelle meno adatte ad ospitare pianeti potenzialmente adatti alla vita, perché gli UV fanno allontanare i gas presenti nell’atmosfera nello spazio profondo, spazzandoli via come farebbe una forte raffica di vento. Misurando la radiazione ultravioletta, il satellite sarà dunque in grado di stabilire quali pianeti extrasolari possono avere un’atmosfera. In due anni, potrebbe analizzare il flusso proveniente da oltre 200 stelle e restringere gli obiettivi sui quali focalizzarsi per cercare tracce di vita. «Saremmo in grado di indicare una tabella di marcia con i mondi abitabili più promettenti, sui quali la NASA concentrerà le sue risorse studiandoli nei prossimi 20 anni», ha affermato il professor France.
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CON I NUOVI DATI, LA RICERCA DELLA NASA SI CONCENTRERÀ SU OBIETTIVI PIÙ SICURI