È rimasto online solo poche ore. Il primo episodio del nuovo podcast di Robert Bigelow, intitolato The Oval Office: ET’s, UAP’s and Disclosure (“L’ufficio Ovale: ET, UAP e la rivelazione”) e realizzato insieme al giornalista investigativo George Knapp, è stato improvvisamente rimosso da YouTube. Chi prova ad aprire il link originale trova il messaggio: “Questo account è stato chiuso”. Al momento non è stato chiarito se si sia trattato di una decisione della piattaforma o di un’altra causa. Il video, tuttavia, è ancora reperibile attraverso il canale 8 News Now di Klas-TV per la quale Knapp lavora. Almeno fino a questo istante…

A rendere nota la rimozione del video è stato lo stesso miliardario americano che, con un messaggio pubblicato sui social, ha confermato la notizia: «Non si può parlare di UFO senza un po’ di controversie... Il nostro video su YouTube è stato rimosso, ma torneremo in un modo o nell’altro. Restate sintonizzati», ha scritto. La domanda è inevitabile: semplice problema tecnico oppure il contenuto del podcast è stato ritenuto troppo delicato, troppo esplicito? Al momento non esiste una risposta ufficiale.

Quello che è certo è che, nell’arco di oltre un’ora di conversazione, il giornalista d’inchiesta e il suo illustre ospite hanno affrontato senza reticenze e senza mezze verità alcuni dei temi più controversi dell’intera vicenda UAP, spingendosi molto oltre rispetto a quanto è stato dichiarato pubblicamente negli ultimi anni. Le parole di Robert Bigelow hanno un peso particolare non soltanto perché provengono da un miliardario dell’industria aerospaziale, ma anche perché è stato per decenni uno dei principali finanziatori privati della ricerca sul fenomeno UFO, ha collaborato con il programma governativo AAWSAP attraverso la sua società BAASS e ha investito decine di milioni di dollari nello studio degli UAP e di altri fenomeni anomali.

Insomma, è un vero esperto della materia, che conosce da vicino sia il mondo dell’intelligence sia quello dei grandi appaltatori della Difesa americana. La rivelazione più significativa riguarda un incontro che avrebbe avuto con Donald Trump nello Studio Ovale intorno al 6 febbraio scorso. Bigelow afferma di aver consegnato al Presidente sette dossier su altrettanti argomenti, uno dei quali interamente dedicato agli UFO, alle intelligenze extraterrestri e alla disclosure. In quell’occasione gli avrebbe persino suggerito le parole da pronunciare davanti ai giornalisti, poco prima di salire sull’Air Force One: «Voglio dirvi che c’è una presenza di intelligenze non umane sulla Terra da moltissimo tempo e utilizzano veicoli con prestazioni che superano completamente le nostre capacità e la nostra fisica».

Secondo Bigelow, una dichiarazione del genere, tanto semplice quanto diretta, sarebbe bastata per cambiare radicalmente il corso della storia. E badate bene: l’incontro sarebbe avvenuto pochi giorni prima della effettiva decisione di Trump (resa pubblica proprio a bordo del suo aereo presidenziale) in merito all’apertura di tutto l’archivio segreto governativo sugli UFO e sugli alieni. Una pura coincidenza? Comunque, nel podcast, il miliardario si è spinto ancora oltre. Ha raccontato di aver informato l’inquilino della Casa Bianca di conoscere personalmente quali aziende aerospaziali sono in possesso di velivoli recuperati o di materiali attribuiti a tecnologie non umane. Per questo motivo avrebbe suggerito al Presidente di concedere una sorta di amnistia alle società coinvolte, così da permettere loro di collaborare senza il timore di conseguenze legali dopo decenni di segretezza.

Il momento probabilmente più sorprendente dell’intervista arriva quando George Knapp gli pone una domanda diretta: «Sei davvero sicuro che il governo degli Stati Uniti abbia recuperato dischi volanti precipitati, materiali o macchinari di origine non umana e li abbia consegnati ad aziende private affinché ne studiassero la tecnologia?». La risposta di Bigelow è tanto breve quanto inequivocabile: «Sì». Knapp insiste: «Ne sei assolutamente certo?». E Bigelow replica senza esitazioni: «Sì. Sì, ne sono sicuro». Anche Russia e Cina, ha aggiunto, ne sarebbero perfettamente a conoscenza.

Non meno significativa è stata quest’altra affermazione: «Non siamo noi ad avere il controllo del fenomeno UFO». Secondo il magnate americano, sarebbero infatti “gli Altri” – come definisce le presunte intelligenze non umane – a decidere tempi, modalità e limiti delle loro manifestazioni. Una prospettiva che, a suo giudizio, renderebbe particolarmente difficile qualsiasi futura, vera disclosure, perché costringerebbe l’opinione pubblica ad accettare l’idea che l’umanità non occupa la posizione dominante che ha sempre creduto di avere. E che forse potrebbe anche spiegare perché l’apertura su questo tema stia avvenendo proprio ora: forse, più che una libera volontà, è stata una scelta imposta…

Al momento non esiste alcuna conferma indipendente dell’incontro tra Bigelow e Donald Trump, né la Casa Bianca ha rilasciato comunicazioni ufficiali sul contenuto dei dossier consegnati al Presidente. Ma credo che un’affermazione del genere, fatta pubblicamente in un podcast, se fosse falsa, sarebbe stata smentita all’istante. Invece né il Presidente né il suo staff, citato nell’intervista (come la potentissima e onnipresente Susie Wiles, capo di gabinetto dell’amministrazione Trump), hanno detto una sola sillaba in merito. Certo, nessuna azienda aerospaziale ha confermato pubblicamente di custodire velivoli o materiali di origine non umana (e ci mancherebbe altro che ammettessero il segreto dei segreti solo perché qualcuno ne parla sul web…), così come non sono state rese disponibili prove documentali o scientifiche a sostegno delle conoscenze che Bigelow afferma di possedere.

Insomma, le parole di Robert Bigelow non possono essere considerate una prova inconfutabile dell’esistenza di programmi di recupero o di retroingegneria, ma di certo rappresentano una testimonianza di straordinario interesse, perché provengono da uno degli imprenditori che, più di chiunque altro, ha avuto accesso ai livelli più riservati della ricerca privata e governativa sul fenomeno UAP e che, superata la soglia degli 80 anni, ha evidentemente deciso che non è più il caso di tergiversare. Quando una figura con questo curriculum dichiara pubblicamente di essere certa dell’esistenza di velivoli recuperati e affidati ai contractor della difesa, le sue affermazioni non possono essere liquidate con superficialità.

Ma mentre il podcast di Bigelow spariva da YouTube, Il Dipartimento della Guerra pubblicava il quinto rilascio di documenti nell’ambito del progetto PURSUE. Tra il materiale figurano numerosi rendering (quindi, disegni puramente esplicativi) realizzati dall’FBI sulla base delle testimonianze dirette di militari, ex militari e dipendenti governativi. Le immagini ricostruiscono alcuni degli avvistamenti più insoliti segnalati negli ultimi anni: enormi triangoli neri capaci di oscurare le stelle oppure traslucidi o con tre luci ai vertici, osservati ad esempio nei cieli del Colorado e sopra la base di Bagram, in Afghanistan. Il dossier comprende inoltre diverse ricostruzioni di misteriose formazioni di luci rosse avvistate in varie aree degli Stati Uniti nel corso del 2026.

Il nuovo rilascio comprende anche l’analisi di uno storico filmato UFO risalente al 1953, documenti relativi ai celebri “Ghost Rockets” del 1947 e sedici video militari raccolti dall’AARO, registrati soprattutto in Medio Oriente, in particolare nel Golfo di Oman. In alcuni filmati compaiono oggetti che ricordano da vicino il celebre “Tic Tac”, compreso un velivolo ripreso mentre vola a pochi metri dalla superficie del mare prima di scomparire sott’acqua, mentre altri mostrano oggetti tondeggianti molto simili alla famosa “sfera di Mosul”. Insomma, quasi nelle stesse ore in cui Robert Bigelow rilanciava pubblicamente le sue affermazioni sui programmi di recupero e sulla retroingegneria, il governo americano aggiungeva nuovi tasselli al mosaico della disclosure. E questo, indipendentemente da come la si pensi, è un dato di fatto.





