Per anni è stata una delle frasi più ricorrenti nella storia della Disclosure: «Vorrei, ma non posso parlarne». Adesso, almeno per una parte dell’apparato militare americano, quella barriera è caduta. Il 14 settembre il Dipartimento della Guerra ha annunciato un “legal waiver”, ovvero una deroga legale, che consente al personale (sia ancora in servizio sia in congedo o pensione) e ai contractor di comunicare informazioni riservate sugli UAP senza incorrere nelle conseguenze penali e amministrative previste dagli accordi di segretezza sottoscritti in precedenza. Non potranno raccontare liberamente tutto al pubblico, ma potranno farlo all’interno di un canale governativo appositamente autorizzato.

Il destinatario delle rivelazioni sarà PURSUE, acronimo di Presidential Unsealing and Reporting System for UAP Encounters (ovvero, Sistema Presidenziale di Declassificazione e Raccolta delle Segnalazioni sugli UAP), nato dalla direttiva con cui Donald Trump, il 19 febbraio scorso, ha ordinato di individuare e rendere pubblici i documenti governativi relativi a UFO, UAP e, nelle sue stesse parole, alla «vita aliena ed extraterrestre». Da maggio, PURSUE ha già pubblicato cinque tranche di documenti, l’ultima il 7 agosto, e il DoW ha annunciato che nuovi materiali verranno diffusi progressivamente, man mano che saranno individuati e desecretati.

La decisione appena annunciata introduce qualcosa di diverso: non si tratta più soltanto di cercare negli archivi, ma di rivolgersi direttamente alle persone che potrebbero conoscere informazioni rimaste nascoste al loro interno. La deroga riguarda infatti tutti gli attuali ed ex militari del Pentagono, il personale civile e gli appaltatori che possiedono, o abbiano posseduto, accesso al National Defense Information (le Informazioni per la Difesa Nazionale) relative agli UAP. Per le comunicazioni rivolte ai rappresentanti ufficiali di PURSUE vengono superate le possibili ripercussioni previste dagli NDA, i Non-Disclosure Agreements (accordi di non divulgazione), e dai SAPIA, Special Access Program Indoctrination Agreements (accordi di segretezza relativi ai Programmi ad Accesso Speciale).

Di fatto, è almeno in parte quella forma di immunità che David Grusch e altri informatori chiedono da tempo. Non è un “liberi tutti” per divulgare pubblicamente qualsiasi informazione classificata: un insider non può uscire da un programma segreto e raccontare tutto davanti alle telecamere appellandosi alla nuova disposizione. Ma può riferire ciò che sa agli uomini incaricati di PURSUE senza che i precedenti accordi di segretezza rappresentino un impedimento come erano prima. Per anni la richiesta delle “gole profonde” è stata sostanzialmente questa: avere un luogo sicuro nel quale poter parlare senza subire conseguenze (come perdita dei nulla osta di sicurezza, azioni disciplinari e persino la prigione) per averlo fatto.

C’è però un limite fondamentale, che definisce anche ciò che potrebbe accadere in seguito. La deroga del 14 settembre riguarda esplicitamente il Dipartimento della Guerra e i suoi contractor, ma non estende automaticamente la stessa protezione all’intera Comunità di Intelligence. Almeno per ora, quindi, restano fuori dal suo perimetro, in quanto appartenenti ad altre strutture, funzionari ed ex funzionari di agenzie come la CIA – proprio uno degli ambienti nei quali, secondo le dichiarazioni di alcuni insider, potrebbero essere custodite le informazioni sui cosiddetti “legacy programs” (programmi ereditati dal passato) relativi agli UAP. Va sottolineato, comunque, che quella appena introdotta è solo una prima apertura, non ancora un’immunità generalizzata a tutto l’apparato di sicurezza americano.

Tuttavia, un altro elemento rende particolarmente significativa la decisione già presa: l’inclusione esplicita degli appaltatori, cioè delle aziende private che lavorano per la Difesa. Da sempre, una delle questioni centrali della Disclosure riguarda infatti l’ipotesi che informazioni, materiali e persino eventuali programmi di retro-ingegneria siano stati trasferiti a società dell’industria aerospaziale, finendo in compartimenti estremamente protetti. La deroga non dimostra naturalmente che simili programmi esistano, ma permette a chi abbia lavorato per un contractor del Pentagono e possieda informazioni sugli UAP comprese nel provvedimento di rivolgersi a PURSUE. Potrebbe servire per trovare nuovi documenti, scovare i materiali o far uscire altri testimoni.

Ciò che verrà raccontato, però, non diventerà automaticamente pubblico. Le informazioni raccolte dovranno essere sottoposte a revisione, valutate sotto il profilo della sicurezza nazionale e soltanto successivamente potranno essere declassificate. È lo stesso principio sul quale si basa PURSUE: individuare, esaminare e rendere pubblici, quando possibile, documenti UAP rimasti negli archivi federali. Il governo definisce l’operazione un’impresa «senza precedenti», che coinvolge decine di agenzie e decine di milioni di documenti accumulati nell’arco di molti decenni, alcuni dei quali esistono ancora soltanto su carta.

La novità della deroga potrebbe quindi rivelarsi decisiva non tanto perché promette automaticamente rivelazioni clamorose, quanto perché aggiunge alla ricerca documentale la memoria di chi potrebbe aver vissuto quei programmi dall’interno. Un archivio può essere incompleto, un progetto può aver cambiato nome, un documento può trovarsi nel luogo sbagliato o essere stato trasferito a un’altra struttura. Chi vi ha lavorato, invece, può indicare nomi, date, società, uffici e percorsi da seguire. In questo senso, una testimonianza non sarebbe necessariamente la prova finale, ma potrebbe diventare la mappa per arrivare alla prova.







