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Lue Elizondo: «Sulla Luna ci sono strutture artificiali»

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Chissà: forse la prossima grande rivelazione della disclosure non riguarderà la Terra, ma la Luna… Dopo mesi di attesa con dichiarazioni sempre più clamorose su velivoli recuperati, “resti biologici” e programmi segreti, il dibattito si è spostato improvvisamente nello spazio più vicino a noi. A lanciare la “bomba” è stato, ancora una volta, Lue Elizondo, ex direttore dell’AATIP, il programma del Pentagono dedicato allo studio degli UAP. Durante un recente incontro online con alcuni ricercatori giapponesi, Elizondo ha affermato che sulla superficie lunare esisterebbero strutture artificiali. Ovviamente, non costruite da noi.

LUE ELIZONDO HA FATTO NUOVE DICHIARAZIONI SORPRENDENTI

Nel corso dell’intervista, l’ex funzionario del Pentagono ha affrontato numerosi temi legati alla questione aliena, ma il passaggio più esplosivo riguarda proprio la Luna. Ne ha parlato come una certezza, non come una semplice ipotesi. «Sulla Luna sono state fotografate grandi strutture monolitiche con tagli ad angolo retto», ha detto. Un dettaglio che, se confermato, farebbe immediatamente pensare a manufatti artificiali. Elizondo ha poi aggiunto: «La pubblicazione di queste immagini potrebbe essere imminente.» Secondo lui, inoltre, «la Luna è da molto tempo un luogo di particolare interesse per le Intelligenze non umane». Secondo lui, il ritorno di missioni con equipaggio sul nostro satellite potrebbe portare alla scoperta di nuovi manufatti o addirittura di indizi di un’antica presenza.

COSA SI NASCONDE SUL NOSTRO SATELLITE NATURALE?

Naturalmente non ha mostrato fotografie né documenti a sostegno delle sue affermazioni. Ma il fatto stesso che un ex dirigente del Pentagono torni a parlare pubblicamente di strutture artificiali sulla Luna non può passare inosservato. Soprattutto, le sue parole fanno inevitabilmente riaffiorare alla memoria una testimonianza che appartiene alla storia dell’ufologia. Era il 9 maggio 2001: durante la storica conferenza del Disclosure Project organizzata dal dottor Steven Greer al National Press Club di Washington, davanti ai giornalisti si presentarono oltre venti tra ex militari, funzionari dell’intelligence e dipendenti di enti governativi per raccontare ciò che avevano visto durante il loro servizio. Incluso l’ex sergente dell’Air Force Karl Wolfe, tecnico fotografico che lavorò con le immagini delle missioni lunari.

L’EX SERGENTE DELL’USAF KARL WOLFE, RECENTEMENTE SCOMPARSO

L’uomo aprì il suo intervento con una frase destinata a fare il giro del mondo: «Testimonierò sotto giuramento davanti al Congresso che ciò che sto dicendo è la verità.» Secondo Wolfe, mentre si trovava in un laboratorio della base aerea di Langley, dove arrivavano le fotografie delle missioni Lunar Orbiter, un giovane militare gli mostrò alcune delle immagini utilizzate per costruire i grandi mosaici fotografici della Luna. «A proposito… abbiamo scoperto una base sul lato nascosto della Luna», gli disse. Wolfe raccontò di essere rimasto senza parole. «Cosa intendi dire?», chiese istintivamente. Il militare ribadì senza battere ciglio: «Abbiamo scoperto una base sul lato nascosto della Luna.» A quel punto, estrasse uno dei mosaici fotografici. «Mi mostrò questa base. C’erano forme geometriche, torri, edifici sferici, torri altissime e grandi strutture che ricordavano enormi antenne radar», rivelò Wolfe.

COSÌ L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE RICOSTRUISCE LE STRUTTURE DESCRITTE DA WOLFE

L’ex sergente spiegò di aver osservato quelle immagini solo per pochi istanti. «In quel momento ebbi molta paura. Pensai che, se qualcuno fosse entrato nella stanza, saremmo stati entrambi nei guai.» Aggiunse di aver visto costruzioni gigantesche, alcune «grandi mezzo miglio», quindi circa 800 metri, con superfici altamente riflettenti. «Alcune mi ricordavano le torri di raffreddamento delle centrali elettriche, altre erano altissime, perfettamente dritte e con la sommità piatta. Ce n’erano di rotonde, altre simili a serre. Avrei voluto guardarle più a lungo, avrei voluto averne una copia… ma sapevo che non potevo.» Per oltre vent’anni questa testimonianza è rimasta confinata nell’ambiente ufologico. Oggi, però, le dichiarazioni di Elizondo sembrano riportarla improvvisamente d’attualità.

Tra l’altro, nel corso degli anni, anche altri testimoni si sono fatti avanti e hanno sostenuto pubblicamente che le immagini della Luna considerate “sensibili” venivano ritoccate, sfumate o addirittura cancellate prima della loro diffusione. Donna Hare, illustratrice tecnica per un’azienda che collaborava con la NASA, raccontò che un collega le mostrò una fotografia nella quale compariva un oggetto discoidale, spiegandole: «Abbiamo un reparto incaricato di eliminare gli UFO dalle fotografie prima che vengano distribuite.» Anche Ken Johnston, ex addetto al Lunar Receiving Laboratory, ha sostenuto che numerose fotografie originali delle missioni Apollo sarebbero state sostituite con versioni modificate prima dell’archiviazione. Sono testimonianze che l’ente spaziale americano non ha mai confermato. Tuttavia, considerate nel loro insieme, contribuiscono a costruire un quadro storico che appare sempre più difficile liquidare con una semplice alzata di spalle.

COSA PRODUCE UN’OMBRA COSÌ LUNGA SULLA LUNA?

Senza dimenticare quanto emerso dalle ricerche, durate quasi vent’anni, di Luca Scantamburlo, protagonista dell’ultima video intervista di Extremamente. Secondo il misterioso interlocutore che si presentò come l’ex astronauta John Young, una missione Apollo avrebbe individuato addirittura una “città lunare” abbandonata. E poi ci sono le immagini. Da tempo, circolano fotografie scattate dalle missioni Lunar Orbiter e da altre sonde nelle quali alcuni ricercatori individuano anomalie ancora oggi controverse. Tra le più note c’è la gigantesca formazione sigariforme lunga tra i tre e i quattro chilometri, fotografata sul lato nascosto della Luna che sarebbe stata l’obiettivo delle presunte missioni Apollo 19 e Apollo 20. Una struttura davvero insolita nel paesaggio lunare, nelle cui vicinanze sono visibili anche due oggetti dalla singolare forma triangolare. Rocce strane? Particolari giochi di luce? Oppure qualcosa di diverso? Ad oggi nessuno è stato in grado di fornire una risposta definitiva.

L’ANOMALIA FOTOGRAFATA DALLA NASA SUL LATO OSCURO DELLA LUNA

Ma la Luna non è l’unico corpo celeste sul quale si potrebbero nascondere tracce di civiltà dello spazio. In questi giorni, il ricercatore Jay Anderson ha rilanciato una celebre intervista televisiva nella quale Buzz Aldrin, il secondo uomo ad aver camminato sulla Luna, anni fa parlava della necessità di raggiungere Phobos, la maggiore delle due lune di Marte, che completa un’orbita attorno al pianeta in meno di otto ore. Le sue parole fecero il giro del mondo. «Dovremmo andare su Marte. Ma prima dovremmo visitare Phobos. C’è un monolite su Phobos. Quando la gente scoprirà questo monolite, si chiederà: chi l’ha messo lì? Chi l’ha costruito?» Questa struttura anomala esiste davvero: è un enorme masso alto circa novanta metri, fotografato dalle sonde spaziali e considerato ufficialmente soltanto una formazione naturale. Anche questa, però, decisamente insolita. E soprattutto stupisce il modo in cui Aldrin ne ha parlato, quasi esortando l’umanità ad andare a verificarne personalmente l’origine.

IL MONOLITE FOTOGRAFATO SU PHOBOS

Forse è proprio questo l’aspetto più affascinante dell’intera vicenda. Se un giorno – magari anche presto, se vogliamo dar credito a Elizondo- venissero davvero mostrate prove convincenti dell’esistenza di strutture artificiali sulla Luna, su Phobos o su un altro corpo del nostro Sistema Solare, cambierebbe radicalmente il modo stesso in cui cerchiamo la vita extraterrestre. Non parleremmo più soltanto di misteriosi oggetti che attraversano i nostri cieli, ma di possibili manufatti presenti nel nostro stesso “cortile cosmico”. A quel punto la domanda non sarebbe più se siamo soli nell’Universo. Sarebbe molto più concreta e forse molto più inquietante: chi ha creato quelle strutture? E soprattutto: dove sono, ora, i costruttori?

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