Quando in Italia erano le 19, davanti alla scalinata del Campidoglio a Washington– il cuore pulsante della politica americana e sede del Congresso degli Stati Uniti – il 9 giugno 2026 si è svolta una conferenza stampa insolita, destinata ad attirare l’attenzione degli appassionati di UFO di tutto il mondo. A promuoverla è stato David Grusch, l’ex ufficiale dell’Intelligence che nel 2023 rivelò progetti segretissimi per celare all’opinione pubblica la presenza di oggetti ed entità non umane.

L’ex agente segreto non era solo. Accanto a lui, alcuni dei volti più noti della battaglia per la trasparenza: parlamentari, giornalisti investigativi, documentaristi, ex militari e whistleblower convinti che il processo di apertura avviato dall’amministrazione Trump non debba arrestarsi. L’appello lanciato al Presidente da Anna Paulina Luna, Tim Burchett, Jared Moskowitz, Eric Burlison, Leslie Kean, James Fox e David Grusch è stato chiaro: l’apertura degli archivi promessa al pubblico americano deve proseguire, affrontando anche gli aspetti più controversi e incredibili della vicenda. I documenti diffusi finora sono un inizio, un segno di buona volontà, ma non bastano. Sono ben altri i segreti che attendono ancora di vedere la luce, come l’esistenza di “entità senzienti di plasma”…

Grusch ha infatti ribadito che il governo americano è a conoscenza di «diverse forme di vita extraterrestre», differenti per origine e complessità, denunciando inoltre che «i funzionari nominati politicamente non hanno rispettato la legge sulla trasparenza». Il deputato Burlison ha ricordato che «per decenni il popolo americano è stato trattato come un bambino, a cui viene detto che esistono segreti governativi che non può conoscere». La presidente della task force Luna ha chiesto l’immunità per gli informatori disposti a rivelare quello che sanno su UFO e tecnologie avanzate, mentre il congressman Moskowitz ha sintetizzato lo spirito dell’iniziativa con lo slogan: «Disclosure oggi, disclosure domani. Il popolo americano merita di sapere». Fox ha chiesto l’immediata declassificazione dei dossier sul caso brasiliano di Varginha, indagato dagli USA. La piena rivelazione servirebbe anche per fare luce su programmi in nero finanziati con fondi pubblici e sottratti, secondo i relatori, al controllo del Congresso

Insomma, il clima che si respira negli ambienti della disclosure è quello di una crescente impazienza. Molti protagonisti del dibattito sembrano convinti che il tempo delle mezze verità sia finito e che la questione non possa più essere gestita esclusivamente attraverso rilasci parziali, documenti selezionati e dichiarazioni attentamente calibrate. Tra le voci più combattive c’è quella del documentarista e giornalista investigativo Jeremy Corbell. Secondo lui, è indispensabile che i prossimi documenti governativi affrontino alcuni dei temi più sconcertanti dell’intera vicenda: i presunti programmi di retro-ingegneria di velivoli non umani e l’esistenza di materiale biologico recuperato. In caso contrario, verranno pubblicate, senza alcun controllo, informazioni finora riservate.

«Ora il governo deve affrontare l’ingegneria inversa, i veicoli delle Intelligenze non umane e i resti biologici, è ora di dire al pubblico americano la verità», ha dichiarato durante una recente apparizione sul podcast Mystery Wire. Corbell si richiama direttamente alle affermazioni proprio di David Grusch, ricordando la sua testimonianza, sotto giuramento, davanti al Congresso quando ha affermato che gli Stati Uniti hanno recuperato velivoli non umani e persino corpi. Quindi, settori del governo custodirebbero già le informazioni necessarie e non esistono più ragioni per continuare a trattenerle. E lui, nel suo documentario “Spleeping Dog”, ha mostrato di possedere decine di video classificati. «Ora li hanno anche centinaia di giornalisti nel mondo, non sono più nelle mie mani o in quelle di George Knapp.» Sono proprio quelli i filmati che rischiano di essere pubblicati se il Dipartimento della Guerra non condividerà il materiale più “scottante”.

Le sue parole arrivano mentre continuano a emergere indiscrezioni sempre più delicate. Lo stesso Corbell ha recentemente sostenuto che Matthew Sullivan, ex ufficiale dell’Intelligence dell’Aeronautica Militare morto poche settimane prima di una prevista audizione davanti al Congresso, sapeva molto sulla questione retro-ingegneria: sarebbe stato un testimone diretto coinvolto nello studio di un velivolo non umano recuperato. L’ipotesi del suicidio di Sullivan, avvenuto per overdose di medicinali e alcol, è sempre stata contestata da familiari e amici. Al momento non esistono elementi pubblici che consentano di verificare eventuali collegamenti tra la sua morte e la vicenda UAP, ma il caso sta già alimentando speculazioni e interrogativi all’interno della comunità che preme per la trasparenza totale.

Parallelamente, qualcosa sembra muoversi anche sul piano politico. Secondo quanto riferito dal deputato Eric Burlison, il vicedirettore di gabinetto della Casa Bianca Stephen Miller avrebbe discusso con lui la possibilità di una forma di amnistia o protezione rafforzata per le “gole profonde” in possesso di informazioni sui programmi segreti relativi agli UAP che hanno sottoscritto obblighi di riservatezza vincolanti (pena la galera). Burlison ha ipotizzato una finestra temporale di sessanta giorni durante la quale chiunque possieda conoscenze rilevanti potrebbe presentarsi senza timore di conseguenze. Se confermata, sarebbe una novità significativa e potrebbe incoraggiare nuove testimonianze provenienti dall’interno degli apparati militari e dell’intelligence.

Nel frattempo. Ross Coulthart, uno dei giornalisti che più hanno contribuito a portare il tema UFO all’attenzione del grande pubblico, ha dichiarato che la vera sfida non riguarderebbe tanto l’esistenza di un’intelligenza non umana, quanto le conseguenze psicologiche e culturali che una simile scoperta potrebbe avere sulla nostra specie. «La rivelazione di un’intelligenza non umana è essenzialmente una rivelazione di quanto siamo irrilevanti come esseri umani», ha detto durante il suo programma su News Nation. «Questa visione antropocentrica dell’universo che abbiamo non è sostenibile.» Coulthart ha citato il romanzo di fantascienza Catene del Mare, nel quale l’umanità scopre di non essere la forma di intelligenza dominante sul pianeta e di essere osservata da entità che la considerano con la stessa indifferenza con cui noi osserviamo un formicaio. È forse questa la “verità indigesta” alla quale hanno alluso tante personalità coinvolte nella disclosure?




