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L’Anomalia del Baltico: l’enigma sommerso respira?

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Rappresenta uno dei misteri più affascinanti e controversi degli ultimi anni. L’Anomalia del Baltico-questo il nome con il quale è diventato celebre nel mondo questo enigma che intreccia scienza, tecnologia e fenomeni apparentemente inspiegabili- è tornata di recente alla ribalta grazie a una puntata del podcast American Alchemy, condotto da Jesse Michels, nel quale è stato intervistato Dennis Asberg, uno degli scopritori del colossale oggetto che giace sui fondali marini da chissà quanto tempo, custodendo gelosamente il suo segreto…

UN COLLAGE DI IMMAGINI DELL’ANOMALIA DEL BALTICO

La storia inizia nel giugno 2011, durante una spedizione di ricerca di relitti nel Mar Baltico del team Ocean X, specializzato nel recupero di tesori marini. Fino a quel momento, avevano ad esempio ritrovato un prezioso carico di vino e cognac vecchio di secoli e avevano rintracciato un sottomarino russo affondato all’inizio del Novecento. Ma quel giorno, nelle acque internazionali tra Svezia e Finlandia, il gruppo guidato da Dennis Asberg e dall’amico Peter Lindberg si imbatté in qualcosa di assolutamente inaspettato: il loro sonar captò la presenza di una struttura insolita a una novantina di metri di profondità. L’immagine mostrava una formazione circolare di circa 60 metri di diametro, con contorni geometrici poco comuni nei fondali marini. «Mai visto niente del genere e neppure gli altri cercatori di tesori ai quali ci rivolgemmo per avere qualche informazione», ha ricordato Asberg nel corso dell’intervista.

LA STRANA FORMA DELL’OGGETTO TROVATO IN FONDO AL MARE

Con l’immagine sonar in mano, l’uomo si recò nella redazione di un importante quotidiano svedese, che all’indomani pubblicò la notizia. In pochi giorni, il caso divenne internazionale e suscitò in tutto il mondo l’interesse di media, scienziati e appassionati di UFO. Quella forma tondeggiante sembrava infatti quella di un disco volante e la lunga strisciata incisa sul fondo del Baltico faceva pensare a un drammatico schianto.  Molti iniziarono a chiamare l’oggetto “Millenium Falcon”, perché ricordava nell’aspetto l’iconica astronave di Guerre Stellari. Altri, invece, convinti di un’origine banalmente terrestre, sostenevano altre ipotesi: poteva trattarsi di una singolare formazione rocciosa, strana ma pur sempre naturale; oppure era quel che restava di un vulcano di epoche remote; o ancora, erano le testimonianze lasciate da una antica civiltà prediluviana, costruite quando il livello del mare era molto più basso. Insomma, una valanga di possibili spiegazioni- nessuna però convincente. 

L’ANOMALIA DEL BALTICO PRESENTA ANGOLI RETTI

Anche perché la missione successiva (seguita passo passo da una troupe televisiva per la realizzazione di un documentario), che vide l’utilizzo di nuove strumentazioni e l’immersione di un sub professionista, mise in evidenza delle caratteristiche a dir poco bizzarre. La struttura presenta infatti profondi solchi rettilinei, simili a corridoi, con alti muri perpendicolari, angoli retti e dettagli che ricordano una scalinata o una rampa. Sulla sua superficie, poi, si aprono dei fori: uno in particolare ha un diametro di 2 metri. E c’è anche inciso un triangolo equilatero perfetto, di 20 centimetri per lato. Le riprese subacquee hanno quindi mostrato linee simmetriche e una geometria troppo precisa per la geologia marina. Ma altre peculiarità farebbero escludere anche l’idea dell’antico monumento: l’oggetto, infatti, è costituito da un materiale durissimo, che il sub non è riuscito neppure a scalfire quando ha cercato di ricavarne un campione. Ma non basta.

UN’ALTRA IMMAGINE DELL’ANOMALIA

Forse uno degli aspetti più inquietanti dell’Anomalia del Baltico è che provoca pesanti interferenze elettromagnetiche. I membri del team Ocean X hanno segnalato frequenti malfunzionamenti di GPS, sonar, droni, telefoni e altre apparecchiature elettroniche nelle immediate vicinanze dell’oggetto. In alcuni casi, i dispositivi si sono arrestati improvvisamente o hanno fornito letture completamente sballate, rendendo impossibile la navigazione e la documentazione precisa del sito, come se la struttura stessa fosse dotata di un campo magnetico. Inoltre, alcuni dei campioni raccolti sulla superficie dell’oggetto, analizzati da laboratori indipendenti, sono risultati essere basalto e limonite (minerali non presenti normalmente nel Baltico); vicino all’anomalia, la flora e la fauna marina sembrano alterate, con variazioni nella densità di microrganismi e nella colorazione delle alghe; lì attorno, poi, la temperatura dell’acqua sfiora gli zero gradi- un valore del tutto impossibile. 

ASBERG INSIEME ALL’ASTRONOMA BEATRIZ VILLARROEL

Per anni, Dennis Asberg ha cercato-invano- di avere i fondi necessari per compiere nuove spedizioni ed effettuare analisi più approfondite. Tutto si è sbloccato pochi mesi fa, dopo il suo incontro con Beatriz Villarroel, astronoma del NORDITA. Con il suo aiuto, ha spiegato a Jesse Michels, l’Università di Stoccolma gli ha aperto le porte accettando di organizzare una campagna di studi, con il supporto anche di ricercatori francesi del gruppo Sigma2 3AF e di quelli americani della Society for UAP Studies. La prima spedizione si è svolta nel giugno 2025. A commento, Villarroel ha scritto sui social: «Nelle settimane (e mesi) a venire, lavoreremo intensamente per analizzare i dati, applicando un approccio guidato da ipotesi per esaminare tutte le possibili spiegazioni- sia naturali che artificiali (e, ovviamente, controllare se si tratta di un UFO schiantato).» Insomma, sembra proprio che siamo vicini a una svolta.

L’OGGETTO SI TROVA NEL GOLFO DI BOTNIA, TRA SVEZIA E FINLANDIA

Asberg non ha potuto o voluto sbottonarsi troppo nella chiacchierata con Michels (anche le sue telecamere erano a bordo della nave durante l’ultima esplorazione), ma rispetto alle interviste che rilasciava in passato è apparso più ottimista. Ha più volte ribadito che non ha intenzione di mollare e che prima o poi arriverà alla verità– “sono sicuro al 100 per cento”, ha detto. E per la prima volta si è sbilanciato un po’ quando ha fatto capire che, per lui, quella dell’UFO non è affatto un’ipotesi peregrina. Ha fatto una rivelazione sorprendente: l’anomalia presenta un foro di una ventina di centimetri dal quale un’acqua torbida, lattiginosa, entra ed esce di continuo. «È come se respirasse, come se fosse un organismo vivo», ha spiegato. Mentre i suoi colleghi finlandesi, inizialmente scettici sulla “cosa”, una volta registrate le solite alterazioni elettromagnetiche, hanno ipotizzato che si possa trattare di un generatore di energia.  Solo supposizioni, certo, ma che contribuiscono ad alimentare il senso di mistero che avvolge l’Anomalia.

DENNIS ASBERG OSPITE DI “AMERICAN ALCHEMY”

D’altronde, negli anni, da queste parti, di fenomeni strani ne sono successi parecchi. Ad esempio, proprio sopra il luogo in cui si trova il misterioso ritrovamento, Asberg ha visto e ripreso una violenta tempesta di fulmini. Un’altra volta, sulla superficie del mare, sempre lì, si è formata una colonna di gas emersa dall’acqua. All’indomani della spedizione compiuta lo scorso giugno, ancora in quel preciso punto del Baltico è precipitato un meteorite. In passato, durante le loro perlustrazioni, gli uomini di Ocean X si sono trovati circondati da navi della NATO ed elicotteri militari. Una volta convocati nel quartier generale delle forze armate svedesi, per dare informazioni su quello che avevano trovato, Dennis e Peter hanno chiesto il motivo della presenza di quelle navi. «Hanno negato di essere stati lì. Io ho detto: ma vi ho filmato! E loro? Niente, silenzio», ha raccontato Asberg, convinto che invece anche il suo governo abbia indagato in segreto su quell’enigma.

UNA COLONNA DI GAS SI È FORMATA SOPRA L’ANOMALIA DEL BALTICO

L’ultima missione, con l’utilizzo di strumentazioni molto più avanzate e la presenza di esperti in ambito scientifico, ha già portato a una scoperta importante– l’unica rivelata ufficialmente per ora: grazie a nuove tecniche di mappatura del fondale, è stato possibile individuare con maggiore precisione la base dell’oggetto. I dati suggeriscono che la struttura non sia ancorata al fondale marino, ma risulti “staccata”, come se poggiasse su uno strato di sedimenti. Questa scoperta, se confermata da ulteriori analisi, potrebbe escludere l’origine geologica e avvalorare l’ipotesi di un manufatto artificiale o di un oggetto precipitato e rimasto intatto sul fondo. Ma solo le prossime missioni, nel corso delle quali saranno effettuati altri esami approfonditi, potranno rivelare la vera natura dell’oggetto che alcuni remote viewer ritengono essere metallico. Sarà testato anche questo: la volta prossima, gli scienziati tenteranno di nuovo di prelevare un campione, trivellando la superficie dell’Anomalia.

UN’ ELABORAZIONE DIGITALE DELL’ENIGMATICO RITROVAMENTO

“Se fosse un UFO sarebbe forte!», ha  ammesso Dennis Asberg che ha condiviso con il pubblico un’esperienza per lui sconvolgente, vissuta nel 1996. Nel cuore della notte, si era insolitamente svegliato e aveva visto dalla finestra di fronte a lui un grande oggetto cilindrico sospeso sopra una vicina installazione militare nella quale veniva processato il plutonio. Il velivolo, ruotando e schizzando via pochi secondi dopo, aveva mostrato la sua reale forma a disco. Asberg era rimasto scioccato da quella visione e aveva iniziato a indagare, a far domande. In poco tempo, tutto è cambiato per lui. «Avevo una moglie, due bimbi piccoli, badavo ai miei affari, egoisticamente pensavo a me e alla mia famiglia, non certo agli UFO. Ma da quel giorno ho iniziato a riconsiderare la mia vita, i miei valori. Volevo capire chi sono io e chi sono loro.» Nel suo percorso di ricerca, poi, a un certo punto è incappato nell’Anomalia del Baltico. Forse non un incontro casuale…

ASBERG E MICHELS SUL MAR BALTICO

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