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Il veterano USAF: «Rapito dagli Alieni nella base di Vanderberg»

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Settembre 1964, Base Aerea di Vandenberg, in California. Le luci della base sparivano, inghiottite nella nebbia densa che avvolgeva la struttura militare. Richard Barth, giovane sergente dell’Air Force, si trovava all’ingresso per il turno di guardia: la solitudine pesava come il piombo. Erano le 2 di notte e tutto sembrava tranquillo fino a quando, improvvisamente, qualcosa di inspiegabile cominciò a prendere forma davanti ai suoi occhi. Qualcosa che soltanto ora, oltre sessant’anni dopo, quell’uomo ormai molto anziano ha deciso di rivelare.

IL VETERANO DELL’USAF INTERVISTATO

«Ho visto un muro di nebbia…» ha iniziato Barth davanti alle telecamere di Jesse Michels, il podcaster statunitense che con il suo programma “American Alchemy” sta portando direttamente nelle case di milioni di americani tutti i segreti e i misteri legati alle presenze aliene. L’uomo ha raccontato che da quella fitta coltre grigia vide emergere un’ombra, indistinta, ma simile a una figura umana in uniforme. Il soldato era di guardia in una delle basi militari più importanti degli Stati Uniti, sede di un sito di lancio per i missili Minuteman (ovvero, missili intercontinentali con testate atomiche).  Quando si accorse di quella presenza sconosciuta, d’istinto provò a estrarre la pistola, ma il braccio destro rimase paralizzato. «Era terrificante», ricorda. Non solo. Immobile, sarebbe entrato in contatto telepatico con quell’essere: «Riuscivo a sentirlo nella mia mente, era come se stesse prendendo il controllo su di me. Ero un topo in trappola.». 

UN’IMMAGINE TRATTA DAL PROGRAMMA “AMERICAN ALCHEMY”

Comincia così il racconto dell’abduction di Richard Barth, fatta di ricordi parziali, missing time e immagini scolpite nella mente. «Dopo, la prima cosa che ricordo- non so se sono svenuto, ho solo un vuoto a quel punto- è che mi ritrovo dentro questa stanza circolare», ha proseguito nell’intervista. «Sono in ginocchio e davanti a me c’è un cerchio di circa un metro di diametro che è trasparente. Potevo vedere attraverso di esso.» Alla sua destra, vede quella figura umanoide che comunica con lui e che gli chiede di non guardarlo e di osservare solo quell’apertura circolare. «È strano, perché non usa le parole»  Il sergente obbedisce e dall’alto, all’inizio, vede solo la nebbia. Poi, all’improvviso, questa si dirada (“come nuvole che si aprono”, spiega l’uomo) e la scena si fa più nitida: vede un camion che si avvicina alla base, una guardia controlla il conducente, il cancello si muove, il mezzo entra e poi la nebbia scende di nuovo come un muro a oscurare la scena.

LA RICOSTRUZIONE DEL “CERCHIO” DESCRITTO DAL TESTIMONE

Il militare si trova ancora all’interno di quella che definisce “una navicella spaziale“. Alzando lo sguardo, di fronte a lui, nota quattro individui seduti su una panca che sembra integrata con il materiale della parete. «Avevano una testa grande e un corpo più piccolo, sproporzionato. Gli occhi si distinguevano perché erano più scuri della pelle», rammenta.  Oggi, col senno di poi, li identifica in Alieni Grigi. Quelle entità  gli appaiono in controluce,   perché un bagliore intenso, proveniente dalle pareti, avvolge l’intera stanza in modo uniforme. Al soldato, gli Alieni avrebbero fatto una scioccante rivelazione: lo avevano rapito per poter accedere alle armi nucleari della base e capirne il funzionamento, in modo di riuscire a disattivarle in caso di necessità. Non avrebbero mai permesso di lanciare quelle bombe distruttive.  «Mi dissero che, se mai l’umanità avesse iniziato una guerra nucleare, sarebbero intervenuti, ma aggiunsero anche che ci sono molte altre civiltà là fuori, alcune delle quali non sono così “benevole”.» 

I MISSILI INTERCONTINENTALI MINUTEMAN, CON TESTATE NUCLEARI

Di colpo, poi, svanì tutto: la stanza, la luce, le figure. Richard si ritrovò riverso sul pavimento della guardiola, con il corpo indolenzito e la mente sconvolta. Sulla piccola veranda davanti alla porta, stava ancora seduto quell’essere: gli teneva la testa sulle ginocchia. In silenzio, gli avrebbe comunicato: «Mi dispiace, non volevamo spaventarti… ma dovevamo avere accesso al sito.» Dopo avergli raccomandato ancora di non guardare, di tenere gli occhi chiusi, sarebbe scomparso. Il giovane soldato, quindi, restò immobile per quindici minuti, combattuto tra paura e incredulità. Quando finalmente si rialzò, il sole stava già sorgendo dietro le montagne.  Forse grazie a un ricordo impiantato dalla creatura non umana, provò una sensazione di fusione con il Creato mai sperimentata prima: vedendo uno scoiattolo, lo percepì come se fosse suo fratello, come se un filo invisibile lo legasse a tutte le creature viventi. 

LA CLASSICA RAPPRESENTAZIONE DI UN ALIENO GRIGIO

Una testimonianza che lascia sconcertati. Sembra più un sogno ad occhi aperti, oppure un’invenzione bella e buona costruita sulle base di altre rivelazioni emerse negli ultimi anni che associano le Intelligenze Non Umane all’energia atomica e a una dimensione spirituale. Si tratta quindi solo di una fantasia, magari  prodotta per mania di protagonismo?  Molti, già leggendo il primo articolo sul caso di Richard Barth scritto qualche mese fa da Robert Hastings sul suo blog  “The UFO Chronicles”, avevano messo in dubbio la veridicità di quelle parole. Hastings, però, oltre ad aver appurato che effettivamente il veterano dell’USAF aveva svolto servizio a Vanderberg in quel periodo, ha anche raccolto le testimonianze di tre amici: a tutti quanti, l’uomo aveva confidato la sua straordinaria esperienza a bordo di un UFO decenni fa, quindi molto prima che questo genere di vicende diventassero di moda.

UN SITO DI LANCIO NELLA BASE AEROSPAZIALE DI VANDERBERG

Ad ogni modo, la storia del sergente Barth si inserisce in un quadro più ampio di presunti interventi diretti da parte di UFO e dei loro occupanti sopra le installazioni nucleari per prevenire disastri planetari- un tema che proprio Robert Hastings ha descritto per primo in modo dettagliato. In questo ambito, uno degli episodi più eclatanti è quello accaduto alla Base Aerea di Malmstrom nel 1967 e reso noto da Bob Salas. Nella sua testimonianza, Salas ha raccontato che, in quell’occasione, tutti i missili Minuteman furono resi improvvisamente inattivi sotto i suoi occhi, lasciando lui e i vertici militari senza spiegazioni plausibili. E tutta la storia degli anni ’60 e ’70 (non solo negli States, ma anche nell’ex URSS…) è fitta di incontri ravvicinati con entità e velivoli sconosciuti dalla dichiarata intenzione di monitorare l’uso delle armi atomiche. 

IL CELEBRE LIBRO DI ROBERT HASTINGS

Vale poi la pena ricordare che c’è un altro episodio misterioso, più recente (è del 2003), legato alla Base Aerospaziale di Vandenberg, ossia il sorvolo del  cosiddetto “Quadrato Rosso”– un fenomeno che ebbe molti testimoni oculari e condiviso, durante le loro audizioni al Congresso,  dall’ex pilota della Navy Ryan Graves e da Jeffrey Nuccetelli, all’epoca agente della Polizia Militare della base incaricato di svolgere le prime indagini. Secondo i loro racconti, sopra una dei siti di lancio, per ben due volte in un giorno solo, apparve improvvisamente nel cielo un oggetto gigantesco, grande quanto un campo da football americano, dalla forma perfettamente quadrata e di colore rosso intenso: l’incredibile velivolo rimase sospeso per minuti, interferendo con i sistemi radar e lasciando sbalorditi sia il personale militare sia gli osservatori civili. Si trattava di un oggetto totalmente al di fuori dagli schemi tecnologici conosciuti, capace di sfidare ogni logica spiegazione. Un altro enigma che ci costringe a confrontarci con l’ignoto senza piü pregiudizi o preclusioni.

IL COSIDDETTO “QUADRATO ROSSO DI VANDERBERG” RIPRODOTTO DALLA IA

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