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Online 162 file UFO. Ma manca la “pistola fumante”…

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Per decenni è stato il segreto più discusso, negato, ridicolizzato e allo stesso tempo inseguito della storia contemporanea. Ora, però, qualcosa sembra davvero cambiato. Negli Stati Uniti è ufficialmente iniziata quella che molti definiscono la “disclosure sugli UFO/UAP”: l’apertura graduale degli archivi governativi relativi agli oggetti volanti e ai fenomeni aerei non identificati. L’8 maggio 2026 — una data che potrebbe diventare storica — il Dipartimento della Guerra americano ha pubblicato il primo grande lotto di documenti e video declassificati. La svolta è arrivata dopo l’ordine esecutivo firmato dal presidente Donald Trump e il lancio del programma PURSUE, acronimo di Presidential Unsealing and Reporting System for UAP Encounters.

UNA DELLE NUOVE IMMAGINI UFO DIFFUSE L’8 MAGGIO 2026

Il materiale diffuso comprende 162 file: fotografie, video, rapporti investigativi, testimonianze e documenti provenienti da diverse agenzie federali. Alcuni erano già trapelati in passato, altri risultano effettivamente inediti. Per chi volesse analizzarli personalmente, il consiglio è quello di visitare la pagina ShowMeUFOs, dove tutto il materiale pubblicato online è stato raccolto in modo ordinato e facilmente consultabile. C’è davvero di tutto. Una documentazione che attraversa ottant’anni di storia: fotografie sgranate degli Anni Quaranta, verbali dell’FBI, immagini riprese da droni militari moderni, trascrizioni della NASA, video termici registrati da jet e sensori avanzati. Un enorme archivio complesso, affascinante e spesso difficile da interpretare, proprio come il fenomeno UFO stesso.

ALCUNI DEI VIDEO MILITARI RESI PUBBLICI

Tra i documenti, ce ne sono alcuni relativi alle missioni spaziali (Gemini, Apollo 11, 12 e 17). Compaiono alcune fotografie con strane luci visibili nel cielo lunare. In una trascrizione, gli astronauti di Apollo 17 descrivono misteriose particelle luminose e oggetti brillanti osservati durante le manovre nello spazio. E poi ci sono i video militari, tutti molto recenti (per la maggior parte risalgono a un periodo tra il 2022 e il 2025),  ripresi in Grecia, Medio Oriente, sull’oceano Indo-Pacifico o sopra installazioni militari, che mostrano sfere luminose, oggetti cilindrici, forme ellittiche e anomalie simili ai celebri “Tic-Tac”, già diventati famosi negli anni scorsi. Si muovono ad elevate velocità, sembrano sfidare la fisica conosciuta. In uno dei casi più particolari, compare un oggetto descritto come “a forma di pallone da football”, con tre protuberanze, ripreso da un sensore militare a infrarossi vicino al Giappone. In un altro, si vede una sorta di figura stellata che si muove random nel cielo prima di sparire.

UNA STRANA LUCE NEL CIELO LUNARE DURANTE LA MISSIONE APOLLO 12

Tra i file compare anche il verbale di un interrogatorio dell’FBI a un pilota di droni che, nel 2023, raccontò di aver osservato un misterioso oggetto luminoso durante una missione. In un altro documento piuttosto datato (risale al 1966), vengono riportate testimonianze relative a presunte entità associate a questi velivoli. «Alcuni testimoni hanno riferito di aver visto membri dell’equipaggio che sono atterrati con quegli oggetti. Erano alti da un metro a un metro e venti, avevano addosso quelli che sembravano caschi e tute spaziali». Un dettaglio che richiama inevitabilmente una figura ben nota nella letteratura ufologica: il classico Alieno di piccola statura associato agli incontri ravvicinati del terzo tipo.

L’OGGETTO MISTERIOSO RIPRESO SOPRA IL GIAPPONE

Eppure, nonostante il clamore, bisogna essere onesti: in questi documenti non c’è nulla che dimostri in modo definitivo un’origine extraterrestre. Nessuna “pistola fumante”. Nessuna prova incontestabile. Gli stessi file parlano genericamente di “anomalie fisiche e tecnologiche” che sfidano le spiegazioni convenzionali, ma senza arrivare a conclusioni definitive. Tuttavia, non dimentichiamo che le varie agenzie coinvolte avevano sempre negato di avere materiale relativo agli UFO e invece… toh, eccolo qua spuntare dal nulla. Come se, dopo ottant’anni di segretezza e depistaggi, il muro del silenzio si fosse davvero incrinato. Nel messaggio che accompagnava la pubblicazione dei documenti, Trump ha scritto: «Le precedenti amministrazioni hanno fallito nel garantire trasparenza. Ora il popolo americano può decidere da sé “che diavolo sta succedendo”. Buon divertimento!».

ANCORA UN OGGETTO ANOMALO OSSERVATO DALL’U.S. INDO-PACIFIC COMMAND

L’operazione “disclosure”, che coinvolge NASA, FBI, AARO, Dipartimento dell’Energia e Intelligence, in ogni caso andrà avanti. Questa, secondo quanto annunciato, è stata solo la prima tranche di documenti declassificati. Nuovi file dovrebbero arrivare nelle prossime settimane. E proprio questo alimenta aspettative enormi. Il deputato repubblicano Tim Burchett — da tempo uno dei principali sostenitori della divulgazione UFO al Congresso — ha parlato apertamente di rivelazioni molto più importanti ancora nascoste dietro il muro della classificazione. In un post sui social ha scritto che quanto pubblicato finora sarebbe soltanto “una goccia in un secchio”. E poche settimane fa aveva ammesso che alcuni briefing riservati visionati personalmente erano stati così sconvolgenti da non farlo dormire la notte.

IL POLITICO AMERICANO TIM BURCHETT

Tra i materiali più attesi ci sarebbero anche decine di nuovi video, ben 46, richiesti formalmente al Pentagono dalla commissione guidata dalla deputata Anna Paulina Luna. Il termine previsto era il 14 aprile, ma per vari motivi non è stato rispettato. Dovrebbero finalmente arrivare nei prossimi giorni. Secondo varie fonti americane, questi filmati sarebbero molto più espliciti rispetto a quelli pubblicati finora. Ma il percorso di questa fase di apertura si preannuncia molto accedentato. E sta già provocando reazioni diametralmente opposte. Da una parte, ci sono gli entusiasti che gioiscono per questa nuova era di trasparenza; dall’altra, chi ritiene che tutto questo sia soltanto una gigantesca operazione mediatica costruita su materiale ambiguo, forse usato come “specchietto per le allodole” oppure come un’arma di “distrazione di massa” per deviare l’attenzione da tematiche molto più dirompenti, come i file Epstein.

UN’ALTRA IMMAGINE CHE RISALE AL 1969- MISSIONE APOLLO 12

In ogni caso, gli scettici si sono scatenati immediatamente. Le luci riprese sulla Luna? Riflessi e fenomeni ottici già spiegati dalla NASA decenni fa. L’oggetto “a stella”? Un effetto causato dalla ripresa di una fonte luminosa intensa. I “Tic-Tac”? Solo dei punti bianchi ripresi a grande distanza che potrebbero essere qualsiasi cosa. Le testimonianze dell’FBI? Racconti privi di qualsiasi prova concreta. In sostanza: nulla di davvero rivoluzionario, nulla di probatorio, nulla di chiara provenienza non umana. E, almeno per ora, forse non hanno nemmeno tutti i torti. Anche alcuni sostenitori della disclosure lo ammettono. Lo stesso Burchett ed Eric Burlison — suo collega di partito e membro della stessa commissione presieduta da Luna — riconoscono che i primi documenti pubblicati sono stati quelli più facili da ottenere. I meno sensibili e i meno compromettenti. Una sorta di “fondo di magazzino” degli archivi UFO americani.

L’UFO A FORMA DI STELLA, CHIAMATO “CANDELIERE”, È SOLO UN EFFETTO OTTICO?

Il materiale realmente esplosivo (che deve esistere, altrimenti non si spiegherebbe tanta fatica nel penetrare il muro di segretezza), per ora resterebbe occultato, forse custodito altrove. È qui che entrano in scena le accuse sempre più pesanti di giornalisti investigativi e insider dell’Intelligence americana. Il cronista australiano Ross Coulthart, tra i più attivi sul tema UAP, ha parlato di possibili resistenze interne all’apparato dei Servizi Segreti e di tentativi di sabotare la promessa di “massima trasparenza” fatta da Trump. Coulthart, citando un articolo di Liberation Times che ha raccolto le confidenze dell’ex agente della CIA Aaron Lukas, vicedirettore principale della Direzione dell’Intelligence Nazionale, subordinato alla Direttrice Tulsi Gabbard, sostiene che la divulgazione dei documenti verrebbe ostacolata dall’interno. «La ODNI ha bisogno di tutto il supporto possibile per respingere coloro che detengono il potere e che non vogliono che il pubblico sappia del programma di recupero di tecnologie e di resti biologici dagli UAP», scrive il giornalista.

IL GIORNALISTA INVESTIGATIVO ROSS COULTHART

E ancora: «L’occultamento di 80 anni è reale. La promessa della scorsa settimana di “massima trasparenza” sugli UAP è stata chiaramente un debole tentativo, con file di FBI e NASA declassificati da tempo e riciclati, falsamente presentati come nuovi. Il Pentagono pensa di poter giocare a questi giochi? Ci sono molti video ad alta risoluzione ancora classificati, detenuti da Dipartimento della Guerra e agenzie di Intelligence, che mettono al di là di ogni dubbio la realtà dell’interferenza di Intelligenze Non Umane con questo pianeta. Sono presso il Dipartimento dell’Energia, la CIA, l’ NRO, la NASA e altre agenzie. Se Trump vuole essere ricordato come il Presidente che ha esposto senza paura il Deep State, dovrebbe respingere i tentativi di sabotare la rivelazione della verità all’America su un occultamento di 80 anni. La risposta schiacciante del pubblico al rilascio dei primi file — oltre 500 milioni di visualizzazioni in 24 ore — sottolinea quanto sia insostenibile per il Governo promettere la divulgazione e poi non mantenerla. Il pubblico vuole la piena divulgazione. Qualsiasi altra cosa è una promessa vuota. Questo è un test cruciale della credibilità del Presidente Donald Trump.»

NEL CERCHIO ROSSO, UN VELIVOLO SFERICO TIPO “TIC-TAC”

Insomma, esisterebbero ancora video ad alta definizione e materiali classificati custoditi presso agenzie come CIA, NRO, Dipartimento dell’Energia ma anche da contractor privati legati alla Difesa. Ed è forse proprio questo il punto più interessante — e inquietante — di tutta la vicenda. Da anni vari informatori, compreso l’ex ufficiale dell’intelligence David Grusch, hanno dichiarato sotto giuramento che esistono rottami e perfino interi velivoli non umani recuperati dal governo americano, insieme ai corpi trovati all’interno di essi. Ma questo materiale scottante e davvero straordinario sarebbe stato trasferito a grandi aziende private del settore aerospaziale e militare. Colossi industriali che avrebbero ricevuto il compito di studiare quei materiali e ricavarne una “retro-ingegneria” delle tecnologie recuperate.

DAVID GRUSCH ORA LAVORA COME CONSIGLIERE DI ERIC BURLISON AL CONGRESSO

Se fosse vero, il meccanismo sarebbe perfetto: il governo potrebbe dichiarare ufficialmente di non possedere nulla, mentre i materiali più delicati resterebbero custoditi all’esterno, nelle mani di società private non soggette alle stesse regole di trasparenza delle agenzie federali. Il Freedom of Information Act, il famoso FOIA che permette ai cittadini americani di chiedere documenti governativi, per queste aziende semplicemente non si applica. E qui la questione diventa enorme. Perché mai colossi dell’industria aerospaziale dovrebbero rendere pubbliche eventuali scoperte tecnologiche rivoluzionarie? Nuovi materiali, nuovi sistemi energetici, nuove applicazioni militari: informazioni che potrebbero valere miliardi di dollari e ridefinire gli equilibri strategici mondiali. Forse è proprio questo il vero cuore della disclosure americana. Non tanto la domanda «Gli alieni esistono?», ma un’altra, molto più terrestre e concreta: chi controlla davvero le informazioni più importanti? E soprattutto: qualcuno è disposto a renderle pubbliche davvero?

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