OLTRE LE LUCI DI PHOENIX- UFO E MISSING TIME
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Oltre le Luci di Phoenix, tra UFO, coscienza e mistero

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E se il mistero delle Luci di Phoenix non riguardasse soltanto ciò che migliaia di persone videro nel cielo, ma soprattutto ciò che accadde dentro di loro? È la domanda che emerge con forza dalla seconda parte dell’intervista che Extremamente e Something is Up hanno realizzato insieme con la dottoressa Lynne Kitei, medico, divulgatrice e una delle principali protagoniste del celebre caso del 13 marzo 1997. Per quasi trent’anni la sua figura è stata associata soprattutto al famoso video dell’avvistamento di massa che fece il giro del mondo. Ma dietro quella vicenda si nasconde una storia ancora più sorprendente. Perché quelle stesse sfere luminose in formazione vennero osservate e fotografate da Lynne già due anni prima, quando nessuno parlava ancora delle Luci di Phoenix, e avrebbe continuato a documentarle anche negli anni successivi.

LE LUCI DI PHOENIX IN TV

Il primo episodio risale al 6 febbraio 1995. Tre sfere color ambra compaiono a poche decine di metri dalla sua abitazione, sospese nel silenzio più assoluto. Una dopo l’altra iniziano a restringersi lentamente fino a scomparire, senza emettere bagliori e senza comportarsi come qualsiasi sorgente luminosa conosciuta. Lynne riesce a fotografarle con una macchina fotografica a pellicola da 35 millimetri. In alto, compaiono altre luci disposte su una linea, che spariscono in contemporanea. Due anni più tardi, nel gennaio 1997, il fenomeno si ripresenta: prima tre grandi sfere perfettamente allineate, poi una formazione di sei luci equidistanti che sembra trasformarsi in una gigantesca V. Esattamente la stessa configurazione che migliaia di persone descriveranno il 13 marzo di quell’anno, durante il più grande avvistamento UFO di massa dell’epoca moderna. Anche i controllori del traffico aereo, contattati dalla dottoressa, escludono ogni spiegazione convenzionale per quell’enorme formazione luminosa che ruotava controvento e si muoveva come un’unica struttura.

UNA FOTO, SCATTATA DA LYNNE KITAI DUE ANNI PRIMA DELL’AVVISTAMENTO DI MASSA

Ma il dettaglio più sconcertante è emerso soltanto un anno dopo, quando quelle fotografie finirono sul tavolo del fisico ottico della Marina americana Bruce Maccabee, considerato uno dei massimi esperti mondiali nell’analisi delle immagini UFO. Studiando i negativi originali, Maccabee si accorse che sullo sfondo della scena alcune file di luci cittadine, nello “skyline”, presenti nel primo scatto, risultavano spente nel secondo. Un fenomeno incompatibile con un intervallo di tempo di pochi minuti che Lynne e suo marito ricordavano essere trascorsi tra le due fotografie. Dopo ulteriori verifiche e confronti, Maccabee concluse che tra la prima e l’ultima immagine erano passate quasi due ore. Da qui la sua conclusione: si sarebbe trattato del primo caso di “missing time” supportato da una documentazione fotografica autenticata. Un’ idea che la stessa Lynne, inizialmente, faticò ad accettare e che decise di rendere pubblica solo molti anni dopo.

UN’ALTRA IMMAGINE INSPIEGABILE CHE RISALE A DUE MESI PRIMA DEL MARZO 1997

Eppure, ascoltando la sua testimonianza, si comprende che il mistero non riguarda soltanto ciò che accadde nel cielo dell’Arizona. Durante l’intervista, Lynne Kitei ripercorre con grande intensità un’esperienza di pre-morte vissuta quando aveva appena otto anni, durante un intervento in uno studio dentistico: un’anestesia con etere, una sensazione di attraversare una porta girevole, una barriera che sembrava separare la vita dalla morte e, infine, tra le nuvole, l’incontro con tre altissime figure incappucciate immerse in una luce intensa, dalle quali percepì un amore incondizionato. E una voce che le diceva: «Non è il momento, c’è una ragione per cui devi tornare indietro…». Un ricordo rimasto nitido e che oggi considera parte integrante del suo percorso personale e della ricerca che ha intrapreso sui fenomeni inspiegabili.

LUCI ARANCIONI NEL CIELO DI PHOENIX

Proprio questa storia di vita vissuta l’ha spinta a cercare eventuali punti di contatto tra avvistamenti UFO, esperienze di pre-morte, stati di coscienza alterati e altri fenomeni considerati “di confine”. Da questa intuizione è nato uno studio condotto insieme a uno psicologo, attraverso un questionario anonimo pubblicato sul sito del Phoenix Lights Network. Oltre mille persone, provenienti da numerosi Paesi, hanno raccontato le proprie esperienze. Il lavoro è stato successivamente sottoposto a revisione tra pari e pubblicato dalla Society for Scientific Exploration. Secondo Lynne Kitei, i dati mostrerebbero un elemento ricorrente: dopo questo genere di esperienze, molti testimoni descrivono un profondo cambiamento interiore, un aumento dell’empatia, un maggiore senso di connessione con gli altri, con la natura e perfino la percezione di una sorta di legame telepatico con quelle misteriose sfere luminose.

LA DOTTORESSA HA CONTINUATO A FOTOGRAFARE LUCI ANOMALE PER ANNI

A rendere ancora più affascinante il quadro contribuisce la tradizione degli Hopi, i Nativi dell’Arizona. Quando Lynne contattò la comunità della riserva di Gila Bend per chiedere se qualcuno avesse osservato le luci del 13 marzo 1997, la risposta la lasciò senza parole. «Le vediamo da secoli», le dissero. «Le chiamiamo Sky People, il Popolo del Cielo». ovvero esseri luminosi associati al mondo dello spirito. Gli Hopi ritengono che tra la South Mountain e le Estrella Mountains si apra una sorta di “Porta delle Stelle”, un portale insomma, nel luogo in cui questi fenomeni si manifesterebbero da tempi immemorabili. Sorprende che la porta stellare delle antiche tradizioni coincida proprio con l’area in cui Lynne ha fotografato quelle anomalie per anni e dove poi si sono manifestate le Luci di Phoenix nel 1997.

PER LA TRIBÜ HOPI, IN QUESTA AREA DELL’ARIZONA CI SAREBBE UN PORTALE

Insomma, a quasi trent’anni di distanza, il mistero continua ad alimentarsi non soltanto attraverso fotografie, filmati e testimonianze, ma anche grazie alle domande che lascia aperte. Che cosa ha fotografato davvero Lynne Kitei prima e dopo le “Luci di Phoenix”? Come spiegare l’anomalia temporale individuata da Bruce Maccabee? E perché così tante persone descrivono effetti psicologici e spirituali tanto simili dopo aver assistito a quel tipo di fenomeno? Sono interrogativi ai quali la scienza, almeno per ora, non ha ancora saputo dare una risposta. Ed è forse proprio per questo che le “Luci di Phoenix” continuano a rappresentare uno degli enigmi più affascinanti della storia degli UFO.

LA DOTTORESSA KITEI IN UNA FOTO DI ALCUNI ANNI FA.

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