Cosa annuncerà davvero Donald Trump nel discorso alla nazione previsto per il 16 luglio? È la domanda che rimbalza dagli Stati Uniti e che, inevitabilmente, ha acceso anche la comunità internazionale interessata alla disclosure. Ufficialmente, il presidente ha spiegato che parlerà soprattutto delle elezioni del 2020 e dell’integrità del sistema di voto americano. Ma è stata una frase pronunciata davanti ai giornalisti ad alimentare ogni tipo di ipotesi: «Parleremo anche di altre cose. Sarà un annuncio molto importante. Davvero enorme.» Tanto è bastato perché, sui social, molti iniziassero a chiedersi se tra quelle “altre cose” possano esserci anche le attese rivelazioni sugli UAP.

Va detto subito: non esiste alcuna conferma ufficiale che il discorso riguarderà gli UFO. Le indiscrezioni circolate nelle ultime ore nascono soprattutto dal fatto che la deputata Anna Paulina Luna, da mesi impegnata sul fronte della trasparenza, aveva lasciato intendere l’arrivo di un’importante comunicazione presidenziale proprio sul tema UAP. A questo si aggiunge il momento particolare che sta vivendo Washington: informatori che chiedono l’immunità, nuovi documenti promessi, pressioni bipartisan e una crescente attenzione mediatica. Personalmente ho imparato a diffidare delle previsioni e degli annunci sensazionalistici. Eppure la coincidenza temporale è abbastanza singolare da meritare almeno di essere monitorata con attenzione.

Nel frattempo, una personalità molto stimata negli Stati Uniti è intervenuta sull’argomento. Non si tratta di un ufologo, ma del celebre psicologo e conduttore televisivo Phil McGraw, meglio noto come “Dr. Phil”, che, dopo aver analizzato gli ultimi documenti diffusi dal Pentagono, per la prima volta ha parlato pubblicamente di UFO usando parole molto dure. «Il nostro governo ci ha mentito per 79 anni», ha dichiarato, precisando che si tratta soprattutto di una menzogna «per omissione e attraverso una deliberata opera di depistaggio». Secondo il Dr. Phil, dai fascicoli emergono testimonianze credibili di scienziati, piloti militari e personale governativo che descrivono oggetti con capacità tecnologiche «non appartenenti a questo mondo», almeno per quanto riguarda prestazioni di volo, materiali e caratteristiche ingegneristiche.

Nel suo intervento, rilanciato in queste ore sul web, e in altre interviste, il volto televisivo cita alcuni dei casi più famosi della storia del fenomeno: il Project Sign, i misteriosi “Bolidi Verdi” osservati sopra installazioni nucleari negli Anni Quaranta e l’incidente UAP del 2015 avvenuto nei pressi dell’impianto atomico Pantex di Amarillo, in Texas- vicende delle quali parlano una parte dei documenti pubblicati dal Dipartimento della Guerra il 10 luglio 2026, nella quarta tranche. Secondo lo psicologo, agenzie come NASA, CIA, FBI e perfino la Casa Bianca avrebbero preso questi episodi molto più seriamente di quanto sia stato raccontato all’opinione pubblica. «È arrivato il momento di smettere di trattare gli americani come se fossero troppo immaturi o troppo stupidi per conoscere la verità», ha concluso, chiedendo che anche il mondo scientifico indipendente possa finalmente analizzare i dati disponibili.

In effetti, almeno una parte della comunità scientifica americana sta cercando di dare risposte al fenomeno, affrontandolo con gli strumenti della fisica anziché con quelli della semplice speculazione. Lo dimostra una delle puntate più seguite di American Alchemy, dedicata al fisico Kevin Knuth, professore all’Università di Albany ed ex ricercatore della NASA. L’intervista, rilanciata in queste ore dal conduttore Jesse Michels, sta tornando virale proprio perché offre uno dei tentativi più rigorosi di affrontare il tema UAP da un punto di vista strettamente scientifico. Il professor Knuth parte da un dato che, soprattutto alla luce degli ultimi documenti diffusi dal governo americano, non può più essere ignorato: la ripetuta presenza di UAP nei pressi di installazioni nucleari.

Ricorda gli episodi della base di Malmstrom, i casi documentati nell’ex Unione Sovietica, nel Regno Unito, in Francia e perfino a Fukushima. Secondo il fisico, non si tratta di eventi isolati ma di uno schema ricorrente che merita un’indagine scientifica seria. Ancora più interessanti sono però le sue analisi sulle prestazioni di volo degli UFO. Prendendo come riferimento il celebre caso del Tic Tac osservato durante le esercitazioni della portaerei Nimitz, Knuth ha calcolato accelerazioni nell’ordine dei 5.000 G, valori incompatibili con qualsiasi tecnologia aeronautica conosciuta. «Non è un problema di evoluzione tecnologica. È un cambio di categoria», ha detto. Nel blog trovate altri due articoli dedicati alle sue ricerche sulla “fisica degli UFO”.

Sulla base di quanto affermato dal docente dell’Università di Albany — conclusioni che derivano da modelli matematici e calcoli fisici, non da semplici supposizioni — nasce un ragionamento che anche altri accademici stanno iniziando a prendere in considerazione. Se quei dati sono corretti, bisogna forse rimettere mano ai concetti stessi di inerzia, gravità e spazio-tempo. Knuth cita apertamente modelli come il warp drive, ovvero la propulsione a curvatura, pur riconoscendo che si tratta ancora di ipotesi teoriche con molti problemi irrisolti. Ma è significativo che oggi concetti un tempo confinati nella fantascienza vengano discussi da un ex ricercatore NASA nell’ambito di un’analisi fisica delle prestazioni osservate.

Ma l’intervista affronta anche altri temi che fanno discutere. Il professore ricorda le testimonianze degli astronauti delle missioni Gemini e Apollo che avrebbero osservato luci rosse, oggetti discoidali e misteriosi “serpenti” nello spazio, e ripercorre il celebre caso del volo JAL 1628 sopra l’Alaska, seguito per circa 45 minuti da un enorme oggetto rilevato anche dai radar. Una vicenda sconcertante che ho ricostruito nel dettaglio nel libro UFO – Parlano i piloti, scritto insieme ad Alberto Negri, presidente di Spazio Tesla. Kevin Knuth parla inoltre dei programmi di retro-ingegneria e delle analisi isotopiche su materiali anomali che, se confermate, potrebbero costituire uno dei pochi elementi fisici realmente studiabili. Il suo approccio, in ogni caso, rimane rigorosamente scientifico. Non afferma di conoscere l’origine degli UAP, ma sostiene che, se i dati raccolti sono corretti, le loro prestazioni non possono essere spiegate con la fisica e l’ingegneria oggi conosciute.

Nelle ultime ore, poi, una delle voci più autorevoli del giornalismo investigativo ha rilanciato accuse pesantissime. Ross Coulthart, uno dei reporter che più hanno contribuito alla svolta della disclosure negli ultimi anni, sostiene che il vero ostacolo alla trasparenza non sarebbe soltanto il governo, ma soprattutto una parte dell’ industria aerospaziale statunitense. Secondo il giornalista, i grandi contractor della difesa custodirebbero da decenni materiali e tecnologie di origine non umana recuperati nell’ambito di programmi supersegreti. «Sappiamo che Lockheed Martin è in possesso di tecnologia non umana e che è in corso da anni un programma di recupero e retro-ingegneria che coinvolge anche Northrop Grumman e altre aziende», ha dichiarato. Coulthart sostiene inoltre che questi programmi sarebbero protetti da particolari deroghe legate alla sicurezza nazionale, che impedirebbero perfino agli azionisti di conoscere la reale natura di alcuni progetti.

E proprio per questo il giornalista invita a guardare con attenzione anche ai rapporti tra politica e industria. Coulthart si è chiesto, ad esempio, perché proprio Lockheed Martin stia finanziando il nuovo eliporto della Casa Bianca voluto dall’amministrazione Trump, domandandosi se dietro questa vicinanza possano esserci anche interessi legati alla gestione del dossier UAP. Non presenta prove che colleghino direttamente il finanziamento alla questione UFO, ma sostiene che, se davvero la Casa Bianca intendesse accelerare la disclosure, le maggiori resistenze potrebbero arrivare proprio da chi, secondo lui, custodisce da decenni tecnologie dal valore economico e strategico incalcolabile. «Il pubblico merita di sapere che cosa è stato recuperato e che cosa è stato nascosto per tutti questi anni», conclude Coulthart.






