A trent’anni di distanza, il caso Varginha torna di nuovo al centro dell’attenzione internazionale. A riaccendere i riflettori è stato un membro del Congresso degli Stati Uniti: il deputato repubblicano Eric Burlison, da tempo impegnato a ottenere piena luce sui dossier, ancora coperti dal segreto, relativi agli UFO e alle cosiddette intelligenze non umane. Nel corso di una recente intervista, Burlison ha annunciato di voler andare fino in fondo nella ricerca della verità sul celebre incidente del 1996, definito da molti “la Roswell del Brasile”. E, questa volta, le sue domande sono ufficiali.

Il politico statunitense ha infatti inviato richieste formali all’FBI e alla CIA chiedendo documenti, registri di volo, rapporti e qualsiasi informazione eventualmente in possesso delle agenzie federali sul caso. In particolare, vuole chiarire quale sia stato il coinvolgimento americano dopo l’incidente e verificare le testimonianze secondo cui personale delle forze armate statunitensi avrebbe preso in consegna i rottami recuperati e persino dei corpi non umani. «Il popolo americano merita trasparenza», ha dichiarato il deputato. «Sto cercando la verità e non mi fermerò finché non avrò in mano i fatti o i materiali.»

Non solo, Burlison vorrebbe anche che fosse autorizzata la riesumazione del corpo del giovane poliziotto Marco Eli Chereze, il militare brasiliano che avrebbe partecipato alla cattura di una delle creature e che morì in seguito a una gravissima infezione incurabile mai spiegata in modo convincente. Secondo un medico legale molto noto in Brasile, le moderne analisi potrebbero finalmente chiarire se quell’infezione avesse davvero caratteristiche fuori dall’ordinario, come sostenuto da alcuni protagonisti dell’epoca. L’interesse di Burlison non nasce dal nulla: nei mesi scorsi il deputato ha partecipato a un incontro riservato al Congresso con il regista americano James Fox, alcuni testimoni oculari e persone direttamente coinvolte negli eventi di Varginha.

In quell’occasione, erano presenti anche i deputati Anna Paulina Luna e Tim Burchett, tutti impegnati nelle iniziative parlamentari dedicate alla trasparenza sugli UAP e ai programmi governativi classificati. Proprio James Fox ha riportato il caso Varginha all’attenzione del grande pubblico internazionale grazie al documentario Moment of Contact: The Roswell of Brazil. Dopo anni di ricerche sul campo, il regista è riuscito a raccogliere confessioni rimaste segrete per decenni e a convincere alcuni protagonisti della vicenda a parlare pubblicamente per la prima volta. Nel gennaio scorso, in concomitanza del trentesimo anniversario dell’incidente, Fox ha organizzato a Washington una conferenza stampa alla quale hanno preso parte diversi protagonisti della vicenda.

Tra loro anche il neurochirurgo Italo Venturelli, che ha dichiarato pubblicamente di essere stato chiamato, nel 1996, a esprimere un parere medico su un paziente che, a suo dire, «non era di questo pianeta» e che sembrava possedere un’intelligenza superiore a quella umana. È intervenuto anche un ex colonnello dell’Air Force, Fred Claussen, secondo il quale, nei giorni successivi all’incidente, uno speciale cargo militare americano sarebbe atterrato senza autorizzazione nell’aeroporto brasiliano di Campinas per poi ripartire poco dopo verso gli Stati Uniti con un carico sconosciuto. Se questa ricostruzione fosse confermata, significherebbe che Washington ha avuto un ruolo diretto nella gestione del materiale recuperato dopo il presunto schianto.

Inoltre, Fox ha presentato anche la testimonianza di un ex militare brasiliano, rimasto anonimo, che avrebbe partecipato al trasporto di una delle creature non umane. Secondo il suo racconto, gli sarebbe stato riferito in seguito che gli americani ne avrebbero assunto il controllo. Un racconto che, pur privo di conferme ufficiali, ha inevitabilmente alimentato nuove domande sul possibile ruolo degli Stati Uniti. Ma che cosa sarebbe realmente accaduto a Varginha? Tutto avrebbe avuto inizio il 13 gennaio 1996, quando numerosi testimoni segnalarono uno strano oggetto cilindrico nei cieli dello Stato brasiliano di Minas Gerais. Il velivolo, in avaria, sarebbe precipitato in una zona rurale. Nei giorni successivi iniziarono a moltiplicarsi i racconti sul recupero di rottami sconosciuti, sull’intervento dell’esercito e sulla presenza di strane creature osservate nelle campagne circostanti.

Il 20 gennaio arrivò l’episodio destinato a rendere celebre il caso. Tre ragazze – due sorelle e una loro amica – dichiararono di essersi imbattute in una piccola creatura rannicchiata tra l’erba: aveva la pelle marrone dall’aspetto oleoso, grandi occhi rossi e una testa sproporzionata con tre protuberanze. Le giovani raccontarono di aver percepito nello sguardo dell’essere paura e sofferenza, prima di fuggire terrorizzate. Subito dopo, l’intera zona venne invasa da polizia ed esercito, con posti di blocco, strade chiuse e una vasta operazione di ricerca che si sarebbe conclusa con la cattura di quella misteriosa creatura. Da quel momento la vicenda si trasformò in un intricatissimo mosaico composto da decine di testimoni, avvistamenti multipli, interventi militari, presunti recuperi, tutto minuziosamente ricostruito dal ricercatore brasiliano Vitorio Pacaccini.

Alcuni contadini riferirono di aver visto esseri completamente diversi da quelli osservati in città, mentre altri raccontarono del recupero di frammenti metallici dalle caratteristiche insolite. Ancora oggi molte di quelle persone sono vive e continuano a confermare pubblicamente la propria versione dei fatti. A rendere ancora più significativa l’intera vicenda è anche la posizione di Aldo Rebelo, ex ministro della Difesa del Brasile. Di recente, Rebelo ha infatti riconosciuto pubblicamente che le Forze Armate brasiliane svolsero realmente approfondite indagini militari sul caso Varginha e ha affermato che il Brasile sarebbe disposto a rendere pubblici i propri archivi segreti qualora anche gli Stati Uniti decidessero di declassificare tutta la documentazione in loro possesso.

Una dichiarazione che, provenendo da un ex ministro della Difesa, conferisce nuovo peso istituzionale e credibilità a una vicenda spesso liquidata come una semplice leggenda e che rende il caso Varginha uno degli episodi più enigmatici della storia recente. L’iniziativa di Eric Burlison, poi, non fa che aumentarne ulteriormente l’importanza: è la prima volta che un deputato del Congresso americano chiede formalmente alle agenzie federali di aprire i loro archivi su questa vicenda. Se dovessero emergere nuovi documenti, il trentesimo anniversario del caso potrebbe davvero segnare l’inizio di un capitolo completamente nuovo.

Proprio nelle ultime ore, poi, è arrivata una notizia destinata ad alimentare le aspettative di chi segue da vicino la questione UAP. FOX News ha annunciato che il presidente Trump ha autorizzato il Dipartimento della Guerra e la comunità d’intelligence a esentare dagli accordi di riservatezza gli ex dipendenti governativi e i collaboratori che intendono testimoniare davanti agli investigatori federali sugli UAP. Insomma, chi rivela quello che ha visto, sentito o fatto all’interno di progetti classificati in ambito UFO non rischia più l’incriminazione e la galera– un deterrente che aveva bloccato finora molti possibili informatori. Inoltre, secondo varie fonti una nuova tranche di documenti sugli UAP potrebbe essere resa pubblica molto presto e questa volta potrebbe contenere prove concrete della presenza di forme di vita non umana…






