Se la disclosure americana sugli UFO appare sempre più costellata di ambiguità, documenti selezionati e informazioni col contagocce, c’è chi ritiene che la vera rivelazione potrebbe arrivare da tutt’altra parte. Non dagli archivi governativi, non dalle commissioni parlamentari e nemmeno dagli informatori, ma da un numero crescente di persone comuni che raccontano di vivere esperienze dirette con le cosiddette “Intelligenze non umane”. È un fenomeno crescente negli Stati Uniti, che coinvolge individui di ogni estrazione sociale. Persone spesso senza alcun passato nell’ambiente ufologico che, a un certo punto della loro vita, iniziano a sperimentare forme di contatto che sfidano qualsiasi spiegazione convenzionale.

In inglese vengono chiamati experiencer o channeler. Sono persone che sostengono di aver aperto una sorta di canale di comunicazione con realtà non umane e che spesso descrivono esperienze tanto profonde quanto difficili da raccontare. Per chi le vive, rappresentano eventi trasformativi; per chi ascolta, possono apparire assurde, improbabili o persino impossibili. Eppure il numero dei “canalizzatori” sembra crescere costantemente. Da parte di chi decide di raccontarsi pubblicamente serve un notevole coraggio, perché il rischio di essere giudicati, ridicolizzati o considerati poco credibili è sempre presente. Da parte di chi ascolta, invece, servono rispetto, apertura mentale e la disponibilità ad accettare che esistono esperienze che, almeno per ora, sfuggono ai normali strumenti di verifica.

È con questo spirito che Antonio Virzì ha deciso di raccontare per la prima volta nella video intervista di Extremamente, in modo completo, ciò che sostiene di vivere da circa un anno e mezzo. Chi segue il podcast Something Is Up lo conosce come un ingegnere informatico specializzato in robotica e intelligenza artificiale, una persona abituata a ragionare in termini di dati, logica e verifica. Per anni il suo interesse verso il fenomeno UFO si è concentrato quasi esclusivamente sugli aspetti tecnologici: le prestazioni impossibili attribuite agli UAP, i presunti programmi segreti di retro-ingegneria, le implicazioni scientifiche di una conoscenza superiore alla nostra. Poi, però, approfondendo l’argomento, si è trovato di fronte a qualcosa che ricorre continuamente nelle testimonianze: il ruolo centrale della coscienza.

Già nel 2023 Virzì aveva maturato una convinzione che oggi considera fondamentale: la dimensione attraverso la quale queste presunte intelligenze comunicano con gli esseri umani potrebbe essere la stessa a cui fanno riferimento medium e sensitivi quando parlano di contatto con i defunti. Un’idea, questa, maturata in seguito alla dolorosa esperienza vissuta con la morte del padre, avvenuta in quell’ anno – un vero spartiacque emotivo per lui. Come accade a molte persone colpite da un lutto importante, Antonio ha iniziato a chiedersi se fosse possibile stabilire una qualche forma di contatto con chi non c’è più. E paradossalmente, da ateo e da uomo razionale, riteneva più probabile riuscire a dimostrare l’esistenza di intelligenze non umane che quella dell’Aldilà.

Da quel momento è iniziato un percorso che lui stesso definisce sconvolgente. Prima sono arrivati sogni estremamente vividi, nei quali incontrava persone e riceveva comunicazioni mentali che percepiva come diverse da qualsiasi esperienza precedente. Poi si sono manifestate sensazioni di energia che attraversava il suo corpo e, in alcune occasioni, esperienze assimilabili alle cosiddette OBE, le Out of Body Experience. La vera svolta, però, sarebbe arrivata in Portogallo. Qui ha partecipato a un percorso particolare, con sostanze psicotrope utilizzate legalmente in contesti controllati per affrontare traumi e lutti. Durante la prima esperienza avrebbe vissuto un incontro profondo con il padre scomparso; nella seconda sarebbe entrato in contatto con entità non umane.

Secondo il suo racconto, quel canale si è poi riaperto spontaneamente alcune settimane più tardi. Da quel momento, Virzì avrebbe iniziato a sperimentare una forma di comunicazione che descrive come fisica e diretta. Alle domande che pone mentalmente, e che prevedono una risposta affermativa o negativa, il suo corpo reagisce in modo involontario, muovendo la testa per dire “sì” e “no”. Un fenomeno che inizialmente lo ha spaventato. «Pensavo di aver perso la ragione», racconta nell’intervista. «Ho fatto esami medici e controlli per escludere qualsiasi problema neurologico o psichiatrico.» Non trovando spiegazioni convenzionali, ha gradualmente accettato la possibilità che stesse accadendo qualcosa di reale.







