«Le autorità americane hanno sempre avuto un atteggiamento bifronte verso la tematica UFO. Da un lato, c’era chi voleva dire qualcosa alla gente; dall’altro, chi lo riteneva un problema di sicurezza nazionale e quindi bisognava negare tutto, persino l’evidenza. Anche se ora sta avvenendo quello che ottimisticamente viene definita una fase di apertura, non illudiamoci troppo: il Pentagono non fa ammissioni, è molto contraddittorio, c’è un passo in avanti e un altro indietro. Ho l’impressione che arrivare alla cosiddetta rivelazione non sarà una passeggiata…». Così risponde Roberto Pinotti riguardo alla fase di disclosure in atto negli Stati Uniti, con il Congresso impegnato (finora con scarso successo) a ottenere la declassificazione di tutti i documenti relativi alla realtà UFO/UAP.

Nella seconda parte della video intervista con Extremamente, il presidente del CUN, con 60 anni di esperienza da ricercatore e divulgatore in questo campo, dissente con chi ritiene che gli oggetti non identificati presenti nei nostri cieli siano prototipi segreti di aziende aerospaziali– come ha fatto intendere il nuovo amministratore delegato della Lockheed Martin che ha parlato di una tecnologia in loro possesso tanto strabiliante da sembrare magia. Per Pinotti, si tratta solo di una cortina fumogena, di un tentativo di coprire una verità ormai incontestabile, data la mole schiacciante delle prove, sia come documenti che come testimonianze. La negazione è legata a una questione culturale, ma anche allo spirito di auto conservazione del Potere: «Ammettere che non siamo soli nell’Universo comporta dei problemi», spiega il sociologo. «Si teme che i nuovi arrivati, dotati di una tecnologia superiore, già qui e non ad anni luce di distanza, diventino un punto di riferimento. Il potere costituito potrebbe andare in crisi, potrebbe persino crollare. Come ha detto Jung, l’incontro con ET avanzati toglierebbe l’Uomo dal centro dell’Universo in due minuti…».





