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“Majorana-Pelizza, è il momento di agire”

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Il 22 ottobre, nella Sala stampa Caduti di Nassiriya di Palazzo Madama a Roma, si è tenuta una conferenza stampa per la presentazione del libro scritto da Alfredo Ravelli “Majorana-Pelizza: il segreto svelato”– un imponente volume di quasi 1800 pagine, per lo più costituite da documenti ufficiali, trascrizioni di interviste, testimonianze, manoscritti. L’evento- intitolato “È il momento di agire”– aveva lo scopo di sensibilizzare le istituzioni e il mondo della cultura: obiettivo principale, la costituzione del Comitato promotore per la Fondazione Majorana-Pelizza per custodire, studiare e divulgare la storia della Macchina di Majorana e per favorire la diffusione pubblica della documentazione a livello universitario e bibliotecario. Nobili principi, ma inevitabilmente l’incontro si è trasformato in una ghiotta occasione per scatenare le  polemiche… 

LA CONFERENZA SI È TENUTA NELLA SALA STAMPA DI PALAZZO MADAMA

Le critiche hanno inizialmente investito la Lega (partito di governo) per il sostegno personale concesso da uno dei suoi esponenti, l’onorevole Gian Marco Centinaio: giornali e reti televisive, orientati politicamente all’opposizione, hanno subito colto l’opportunità di mettere in ridicolo l’iniziativa. attaccando direttamente il vicepresidente del Senato. Centinaio, che non era presente all’incontro, interpellato dai giornalisti, si è limitato a commentare che “sulla figura di Majorana c’è un gran mistero. Capisco che ci possano essere curiosità e varie ipotesi a riguardo, anche fantasiose. Ognuno può ascoltarle e valutarle come crede opportuno”. Una dichiarazione “democristiana”, ma ineccepibile: la libertà di opinione è fortunatamente garantita dalla nostra Costituzione, non è ancora un reato. Ma gli attacchi più feroci e le contestazioni più dure sono stati rivolti all’autore del libro e alla vicenda che ha voluto portare alla ribalta- incentrata sulla “macchina delle meraviglie”, che sarebbe stata progettata dal grande fisico dopo la sua scomparsa avvenuta nel 1938 (un giallo storico mai risolto) e poi realizzata molti anni dopo dall’allievo Rolando Pelizza.  Una ricostruzione dei fatti definita infondata, fantasiosa, anti-scientifica e cosi via. 

UN TITOLO DEL QUOTIDIANO “LA REPUBBLICA”

Preventivamente, già alla vigilia dell’evento, il Cicap aveva diffuso un comunicato ripreso da varie testate nazionali nel quale è stato scritto: “Il Parlamento non è il luogo in cui si decide il valore delle prove scientifiche, tanto più se si organizzano convegni a senso unico”.  Sicuramente al Cicap saranno preparati in ambito scientifico, un po’ meno in ambito istituzionale:  l’evento non si è tenuto in Parlamento, ma nella sala stampa all’interno di Palazzo Madama. Due posti molto diversi e dalle funzioni altrettanto distinte. Inoltre,  non si è trattato di “un convegno a senso unico”, ma di una conferenza stampa nella quale, come è naturale,  hanno parlato gli organizzatori. Il contradditorio c’è se qualcuno interviene per fare domande. Quindi bastava essere presenti per poterlo fare liberamente. Anche in merito all’affermazione che la Scienza reputa la Macchina di Majorana una pura fantasia, bisogna fare un distinguo. Una gran parte dei ricercatori scientifici la ritiene tale, non c’è dubbio. Ma ci sono anche altri uomini e donne di scienza che invece la pensano molto diversamente. Come la dottoressa Roberta Rio o l’ingegnere Francesco Alessandrini (entrambi presenti alla conferenza). A una mia precisa domanda se credesse all’esistenza di questa macchina, l’ingegnere mi ha risposto: «Certo, dopo quello che ho saputo e che ho visto grazie a Rolando Pelizza, non ho dubbi.» Quindi, non è la Scienza come entità astratta a negare credibilità alla vicenda, ma un’alta percentuale di accademici. E se si sbagliassero? Non sarebbe la prima volta.

IL POST PUBBLICATO SUL SITO DEL CICAP

Negli articoli successivi all’evento, come ci si poteva aspettare,  è stato tutto un fiorire di battute, risatine sotto i baffi o peggio, vere e proprie risate a crepapelle. Lo dico subito, a scanso di equivoci: opinioni legittime, come già detto tutti hanno diritto di esprimere le proprie idee. Però con i toni adeguati (si chiama rispetto) e sempre allo scopo di fornire una corretta informazione. In questo caso, ci sono stati tanti, troppi travisamenti. Frutto di ignoranza o di malafede, non si sa, ma gli errori sono stati innumerevoli. Lo posso dire perché c’ero anch’io, nel ruolo di moderatrice della conferenza stampa. Ad esempio, un giornalista ha scritto che io avrei definito Ettore Majorana “un acrobata della mente”. Forse era distratto, perché ho in realtà letto quanto ha scritto il ben più autorevole professor Erasmo Recami, biografo di Majorana, per sottolineare la grandezza della sua mente di puro teorico.  Un altro collega, citando le perizie sulle lettere autografe attribuite al fisico scomparso, ha scritto: «Sull’autenticità delle lettere, poi, nonostante la rassicurazione di Ravelli che cita perizie grafologiche, peggio che andar di notte». In che senso? Hai la prova che la perizia in carta bollata depositata presso il Tribunale di Pavia dalla dotteressa Chantal Sala sia falsa o che l’esperta grafologa in questione sia un’incapace? Se è cosi, per favore mostra subito le prove. Altrimenti, mettere in dubbio la buona fede e la competenza di una professionista che lavora per le Procure è molto grave, al limite della diffamazione a mezzo stampa

IN PRIMO PIANO, DA DESTRA: FRANCESCO ALESSANDRINI, ROBERTA RIO, MONSIGNOR BASTI E ALFREDO RAVELLI

Lo stesso giornalista, poi, assicura i suoi lettori: «Per inciso: Majorana non è mai stato a Serra San Bruno…». Ancora una volta, sono molto curiosa: da dove ti arriva questa assoluta certezza? Ne hai discusso con i monaci di clausura di questo monastero che hanno fatto voto di silenzio ma che con te invece hanno sciorinato chi c’era e chi non c’era? E per caso annoveri tra i “teorici del complotto” anche lo scrittore Leonardo Sciascia che nel suo saggio “La scomparsa di Majorana”  indicava la medesima Certosa di Serra San Bruno?  Su “Wired”, poi, non si sono neanche accorti dell’assenza di Rino Di Stefano e del professor Carlo Tralamazza (un altro uomo di scienza, un docente di informatica, sicuro che Pelizza dicesse la verità): li hanno dati per presenti in sala stampa. Non solo. Hanno messo in dubbio tutte le informazioni senza prendersi cura di fare mezza verifica, persino i cablogrammi di Wikileaks. Troppo faticoso cercarli sul web, vero? Vi risparmio le gocce di sudore, eccoli qua: cablo 1, cablo 2 e cablo 3.  Nello stesso articolo,  la spiegazione scientifica del professor Gianfranco Basti, ordinario di Filosofia della Natura e della Scienza presso la Facoltà di Filosofia della Pontificia Università Lateranense di Roma, che ha parlato del genio di Ettore Majorana, avanti un secolo rispetto ai suoi tempi, è stata definita  “un potpourri di termini tecnici sulla fisica quantistica e l’energia atomica incomprensibili ai più“.  Volete la scienza, ma poi non la capite?

IL PUBBLICO PRESENTE IN SALA STAMPA A ROMA

Mi fermo qui, l’elenco è troppo lungo e rischio di annoiare. A un certo punto, io stessa mi sono stancata di leggere. Mi limito a ricordare ai colleghi che in conferenza stampa, tra l’altro, sono stati fatti i nomi di tutti i testimoni a sostegno di questa storia che è assolutamente incredibile, assurda, illogica ecc. ecc. (lo so…), ma che pure è suffragata da migliaia di documenti anche firmati da funzionari governativi. Alcuni di questi testimoni sono tuttora viventi e possono essere ascoltati, intervistati, messi a confronto. Certo, anche questo richiede tempo e fatica, comporta un vero lavoro di inchiesta giornalistica. Molto più facile sfottere, lo capisco. Per quel che mi riguarda, di certezze non ne ho.  Non ho esaminato tutta la documentazione raccolta, catalogata, studiata e pubblicata da Alfredo Ravelli, quindi qualsiasi mio giudizio per ora risulterebbe parziale– un’opinione, nulla più. Un principio, questo, che però vale per tutti, anche per chi attacca e denigra senza saperne nulla. Tuttavia, la stima che mi lega ai protagonisti di questa vicenda mi induce ad avere un atteggiamento quanto meno possibilista.

IL LIBRO SCRITTO DA ALFREDO RAVELLI

In fondo, era un altro genio della Fisica, tale Albert Einstein, a dire: «La mente è come un paracadute, funziona solo se si apre…». E negli anni, ho sentito, saputo, vissuto esperienze che vanno al di là della logica. Mi sono resa conto che forse non tutto può essere spiegato con la razionalità. Davvero “ci son più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia”.  Shakespeare, questo,  lo aveva già capito secoli fa, mentre molti sedicenti intellettuali faticano a comprenderlo ancora adesso. Per chi vuole sentire con le proprie orecchie quello che è stato detto, questo è il link per vedere la registrazione della conferenza stampa: il video va scaricato perché il link è valido solo fino al 31 ottobre. In ogni caso, uno degli obiettivi di Alfredo Ravelli era rendere di pubblico dominio la complessa e controversa vicenda Majorana-Pelizza per arrivare a un numero maggiore possibile di persone. Grazie agli autori di tutti quegli articoli intrisi di scherno e pressappochismo, il risultato è stato raggiunto.  

ALFREDO RAVELLI ACCANTO A GIANFRANCO BASTI, PROFESSORE DELLA PONTIFICIA UNIVERSITÀ LATERANENSE

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