Per la NASA, il problema non sussiste: 3I/ATLAS è una cometa. Punto. Nessun mistero, nessuna anomalia. Tutt’al più, qualche stranezza, vabbè, ma comunque perfettamente spiegabile, visto che si tratta di un oggetto interstellare, proveniente da un altro sistema solare o persino da un’altra galassia. E se è un po’ strambo, ci sta, no? Ma le parole rassicuranti e i grandi sorrisi compiaciuti con i quali gli astrofisici dell’ente spaziale americano hanno mostrato al mondo- dopo un mese e mezzo di attesa- le immagini scattate al corpo celeste quand’era in prossimità di Marte (che definire poco nitide è un eufemismo…), non hanno convinto tutti. Sicuramente, non il professor Avi Loeb, ormai spina nel fianco del mainstream scientifico.

«Questo oggetto è una cometa. Ha l’aspetto e il comportamento di una cometa, e tutte le prove indicano che si tratti di una cometa. Ma questa proviene dall’esterno del sistema solare, il che la rende affascinante, entusiasmante e scientificamente molto importante», ha detto l’amministratore delegato della NASA Amit Kshatriya durante la conferenza al Goddard Space Flight Center a Greenbelt, nel Maryland. Frasi che non sono piaciute all’illustre astrofisico di Harvard: «I rappresentanti della NASA avrebbero dovuto sottolineare ciò che non capiamo di 3I/ATLAS, piuttosto che insistere sul fatto che si tratti di una cometa familiare proveniente da un nuovo ambiente di origine», ha dichiarato. Ancora di meno gli è piaciuto il video, che includeva istantanee scattate dalla telecamera HiRISE del Mars Reconnaissance Orbiter e dalle telecamere della sonda marziana MAVEN, dove si vede un minuscolo globo luminoso sfrecciare nello spazio alla sbalorditiva velocità di 246.000 chilometri orari.

Le cosiddette “foto ad alta risoluzione” – ha commentato infatti il professor Loeb- non sono sufficientemente nitide per escludere altre ipotesi, come l’origine artificiale di 3I/ATLAS. «L’immagine scattata dalla telecamera HiRISE a bordo del Mars Reconnaissance Orbiter il 3 ottobre e ora disponibile, mostra solo una sfera di luce sfocata», si è lamentato, promettendo di analizzare personalmente i dati emersi per estrarre le informazioni più importanti. E lo ha fatto- ovviamente- scoprendo una nuova anomalia, che va ad aggiungersi alla lunga lista delle altre già esaminate (e presentate nei precedenti articoli del blog). Quest’ultima riguarda una particolarità legata alla traiettoria del misterioso corpo celeste davvero difficile da spiegare in termini di pura coincidenza.

Per comprenderla, serve qualche nozione di astronomia. Per Raggio di Hill si intende il raggio della sfera di influenza gravitazionale di un corpo celeste: indica cioè la distanza entro la quale l’attrazione gravitazionale di quel corpo è predominante rispetto a quella di un corpo più massiccio, come la sua stella. È una grandezza usata in astronomia per capire l’area entro cui un satellite può orbitare stabilmente attorno a un pianeta, nonostante l’influenza del Sole. Loeb ha calcolato quale sarà il raggio di Hill di Giove il 26 marzo 2026, giorno in cui la presunta cometa interstellare sarà nel punto di massima vicinanza al gigante gassoso: è pari a 53.502 milioni di chilometri. Ma sapete a quale distanza da Giove passerà 3I/ATLAS? A circa 53.445 milioni di chilometri… Uno scarto risibile: praticamente i valori sono identici. L’oggetto sarà dunque all’interno del bordo gravitazionale gioviano. Perché è molto significativo? Perché solo all’interno della Sfera di Hill, la gravità di Giove prevale su quella del Sole, permettendo a un eventuale astronave madre di rilasciare le sue sonde senza che queste vengano strappate dall’attrazione del Sole.

E secondo il professore di Harvard, c’è una probabilità su 25 mila che si tratti di un puro caso. Ma non è finita: per arrivare vicino a Giove esattamente a quella distanza particolarmente favorevole, 3I/ATLAS ha dovuto correggere la sua traiettoria e lo avrebbe fatto in virtù di quella accelerazione non gravitazionale che ha inspiegabilmente mostrato durante il suo passaggio nel punto più prossimo al Sole. Senza quella minima variazione di 0,1 milioni di km, l’oggetto avrebbe mancato il bordo gravitazionale di Giove. I getti osservati ai lati della strana cometa, allora, potrebbero non essere naturali: sarebbero propulsioni usate per deviare la traiettoria, proprio mentre 3I/ATLAS si trovava dietro al Sole, nascosto alla nostra vista dalla Terra. Se davvero l’oggetto rilascerà delle sonde nell’orbita di Giove, comunque, ce ne accorgeremo perché lassù c’è anche un orbiter terrestre, Juno.

«Non trovare simili dispositivi vicino alla Terra potrebbe essere deludente, perché vorrebbe dire che il nostro ospite interstellare non è interessato a noi», ha scritto Loeb. «Non solo non siamo al centro del sistema solare, ma non siamo neppure al centro dell’attenzione dei nostri vicini cosmici. Sarebbe un duro colpo per il nostro ego- come partecipare a una festa nella quale nessuno vuole ballare con noi. Forse è perché la specie umana è arrivata troppo tardi al party, solo pochi milioni di anni fa, mentre Giove, il più vasto pianeta del sistema solare, era visibile da chi ha inviato 3I/ATLAS quando la missione è partita miliardi di anni fa. Dopotutto… 3I/ATLAS impiegherebbe un miliardo di anni per attraversare il disco della Via Lattea. Speriamo che quando una nostra sonda interstellare raggiungerà i sistemi planetari di destinazione, la conferenza stampa tenuta dai responsabili spaziali non si riferisca ai nostri prodotti tecnologici come “sicuramente comete!“, a causa dei ghiacci e della polvere accumulati sulla loro superficie durante il viaggio attraverso il freddo mezzo interstellare», ha chiosato ironicamente l’astrofisico.

In una sua personale classifica delle anomalie dell’oggetto interstellare, Avi Loeb ha posto la corrispondenza tra la sua distanza da Giove e il Raggio di Hill al primo posto, seguita poi dalla traiettoria che lo porta a passaggi ravvicinati con i pianeti Marte, Giove, Venere, rimanendo invisibile dalla Terra al perielio con il Sole (una probabilità su 20 mila che sia casuale); al terzo posto, la dimensione del nucleo, milioni di volte più massivo di quello di Oumuamua e migliaia di volte quello della cometa Borisov (una probabilità su 1000). Tuttavia, nonostante calcoli e spiegazioni scientifiche, l’astrofisico non sta facendo molti proseliti…La maggioranza dei suoi colleghi, soprattutto in Italia, si allinea sulla posizione ufficiale dettata dagli Stati Uniti: è tutto sotto controllo. L’unico a distinguersi è Massimo Teodorani, che con un post in inglese su Facebook ha criticato sia l’eccesso di cautela della NASA sia l’eccesso di azzardo di Loeb- addirittura accusato di gettare discredito su sé stesso e su Harvard con le sue ipotesi aliene.

Ma nella diatriba che oppone scienziati schierati di qua o di là, entrano i terzi incomodi: gli astrofili. Come il brasiliano Diego San Araujo, appassionato di astronomia e con una strumentazione tecnologica di tutto rispetto. Ebbene, con telescopi e programmi computerizzati ad hoc, questo giovanotto non solo è riuscito a riprendere 3I/ATLAS, ma le sue immagini- effettuate da casa, a Rio Grande do Sur, il 20 novembre 2025- sembrano di qualità superiore di quelle fatte dagli orbiter marziani della NASA (costo: svariati miliardi di dollari…). Un ingrandimento di questi scatti, per la cronaca, mostra una struttura rotante e spigolosa, che ricorda quella immortalata dalla sonda ExoMars dell’ESA: l’oggetto sembra rotolare nello spazio. Queste immagini sono poi state processate da SpaceTracker, che ne ha amplificato i dettagli (“distorcendoli”, ha commentato, però, l’astronomo amatoriale). Ma anche la versione originale, semplicemente allargata, senza alterazioni, apre molti interrogativi. Il primo: ma davvero è una cometa?







