Come fanno gli UFO a muoversi? È una delle domande sulle quali ci si arrovella da quando il mistero ha cominciato a manifestarsi nei nostri cieli. Da decenni, testimoni militari e civili descrivono oggetti capaci di accelerazioni improvvise, cambi di direzione impossibili, stazionamenti silenziosi e manovre che sembrano sfidare le leggi della fisica conosciuta. Anche ammesso che questi oggetti appartengono a qualche programma segreto terrestre, quale tecnologia potrebbe consentire prestazioni tanto straordinarie?

Una possibile risposta, almeno sul piano teorico, arriva da un ricercatore italiano. A proporla è infatti il fisico Giorgio Fontana dell’Università di Trento, autore di un lavoro recentemente pubblicato sul sito specializzato Alt-Propulsion. Al centro della ricerca c’è un concetto tanto complesso quanto intrigante: il cosiddetto “motore a dineutroni”, un sistema di propulsione che, se mai fosse realizzato, permetterebbe di generare spinta senza carburante, senza emissioni di gas di scarico, senza campi elettromagnetici rilevabili e senza le tipiche tracce termiche lasciate dai motori convenzionali. Esattamente quello che gli UFO riescono a fare.

Per comprendere l’idea bisogna immergersi nel mirabolante mondo della fisica nucleare. I protagonisti sono i dineutroni, cioè coppie di neutroni che, in condizioni normali, non formano strutture stabili. Tuttavia alcuni esperimenti hanno mostrato che, in particolari isotopi ricchi di neutroni, queste particelle possono comportarsi come sistemi fortemente correlati. Fontana immagina che una coppia di neutroni possa essere mantenuta in una configurazione quasi stabile sulla superficie di un nucleo atomico superpesante. Ed è qui che entra in gioco la parte più rivoluzionaria della teoria.

Secondo il fisico italiano, il movimento rapidissimo di questa coppia di neutroni potrebbe interagire con le fluttuazioni del vuoto quantistico, quella misteriosa energia che la fisica moderna ritiene permeare l’intero universo. In determinate condizioni, dunque, quella interazione potrebbe generare onde gravitazionali ad altissima frequenza, successivamente convertibili in energia o addirittura in spinta propulsiva. In altre parole, il veicolo non spingerebbe contro l’aria né espellerebbe materia: sfrutterebbe direttamente le proprietà fondamentali dello spazio-tempo.

Naturalmente siamo ancora nel campo delle ipotesi teoriche. Lo stesso Fontana riconosce che il modello richiede condizioni oggi praticamente irraggiungibili. Servirebbero nuclei superpesanti estremamente instabili, tecnologie capaci di manipolare particelle a livello nucleare e strumenti in grado di rilevare onde gravitazionali milioni di volte più rapide di quelle osservate dagli attuali interferometri come LIGO. «Il presente lavoro è una dimostrazione di fattibilità; l’implementazione pratica richiederà probabilmente scoperte rivoluzionarie sia nella produzione di isotopi che nel rilevamento dei gravitoni», scrive il ricercatore.

Eppure è proprio a questo punto che la ricerca ha attirato l’attenzione di molti appassionati di UFO. Il motivo è semplice. Da anni, uno dei racconti più controversi e affascinanti è quello di Bob Lazar, l’uomo che sostiene di aver lavorato su velivoli extraterrestri recuperati dal governo americano. Lazar ha descritto una tecnologia basata sulla manipolazione della gravità, capace di permettere a dischi volanti di librarsi in aria senza rumore, senza ali e senza sistemi di propulsione convenzionali. Giorgio Fontana, ovviamente, non cita mai Lazar nel suo lavoro e non collega la sua teoria agli UFO. Tuttavia il parallelo è inevitabile. In entrambi i casi troviamo l’idea di una propulsione che non utilizza carburante tradizionale e che agisce direttamente sulla gravità.

Naturalmente questo non significa che le affermazioni di Lazar siano corrette o che gli UFO utilizzino davvero un sistema simile. E una coincidenza concettuale non rappresenta una prova. Resta però un fatto interessante. Per la prima volta da molto tempo, una proposta proveniente dall’ambito accademico affronta seriamente uno dei problemi più grandi legati al fenomeno UFO: come possa essere possibile una propulsione apparentemente incompatibile con le tecnologie attuali. Non siamo davanti a una scoperta epocale né a una prova dell’esistenza di veicoli extraterrestri. Siamo piuttosto di fronte a un esercizio teorico che tenta di spingersi oltre i confini della fisica conosciuta. «Esplorare queste idee marginali affina i nostri strumenti per testare i limiti della fisica conosciuta e potrebbe, inaspettatamente, rivelare percorsi verso nuove tecnologie», chiosa il dottor Fontana.







