Nel cuore della Norvegia, nella valle di Hessdalen, da oltre quarant’anni ha luogo uno dei fenomeni più strani e affascinanti del panorama ufologico internazionale: le cosiddette “Luci di Hessdalen”. Queste misteriose manifestazioni luminose con caratteristiche variabili, spesso accompagnate da avvistamenti di oggetti volanti non identificati, hanno attirato l’attenzione di studiosi, appassionati e semplici curiosi, dando origine a numerose missioni di ricerca e a un dibattito ancora aperto sulle loro cause.

Una delle prime segnalazioni di qualcosa di anomalo in questa piccola vallata, lunga 15 km e con poche centinaia di abitanti, risale al 19 settembre 1980, quando un cacciatore locale riferì di aver visto tre oggetti volanti di forma circolare, con un diametro di circa 4 metri, a distanza molto ravvicinata. Da quel momento, partirono le prime segnalazioni di luci statiche o in movimento, di vari colori e forme. Dapprima i residenti, poi sempre più visitatori iniziarono a testimoniare la presenza di sfere luminose bianche, bagliori improvvisi blu e gialli, oggetti che si muovevano silenziosamente nel cielo, comparendo dal nulla. I fenomeni si presentavano con una frequenza insolita, tanto da rendere Hessdalen una sorta di laboratorio naturale per lo studio degli UFO e delle anomalie atmosferiche.

Tra i primi ad interessarsene figura il Professor Erling Strand, ingegnere elettrico e docente presso l’Østfold University College- oggi in pensione. È stato tra i fondatori e tra i principali coordinatori del Progetto Hessdalen, un’iniziativa volta a monitorare sistematicamente la valle tramite strumenti tecnologici avanzati quali telecamere, radar, magnetometri, spettrometri, laser. Grazie a queste campagne, alle quali hanno partecipato scienziati di varie nazionalità, sono stati raccolti dati preziosi che hanno permesso di documentare centinaia di eventi luminosi, alcuni dei quali sono stati registrati simultaneamente da più dispositivi, confermandone la natura reale e non illusoria. Ogni estate, squadre di ricercatori e studenti si recano nella valle per partecipare a campagne di raccolta dati. Un approccio multidisciplinare che ha permesso di ottenere una vasta gamma di informazioni, ma tuttavia ha ancora condotto a una spiegazione esauriente e definitiva.

Ho intervistato Strand insieme ad Antonio Virzì nel suo podcast Something is Up, dove presto potrete trovare la versione integrale in inglese. Nella prima parte della video intervista di Extremamente (tradotta in italiano), il professore racconta come e quando è nato il suo interesse per questi argomenti di confine, spiega le mutevoli caratteristiche delle Luci di Hessdalen- non un unico fenomeno, ma una serie di fenomeni che inspiegabilmente accadono nel medesimo luogo- e illustra i vari tipi di analisi scientifiche che sono state effettuate nel corso degli anni per cercare di dare un senso a questa insolita realtà. Le particolari condizioni di conduttività elettrica del terreno, ad esempio, e le peculiarità elettromagnetiche sono state a lungo esaminate, ma ad oggi non è stata trovata una correlazione tra queste proprietà e le luci stesse. «Sono ancora un mistero irrisolto», conferma Erling Strand.

Sul campo, sono tuttora in funzione le telecamere automatiche che osservano ininterrottamente il cielo di Hessdalen e inviano le immagini ogni mattina a un server. Quando appare qualcosa di interessante (seppur diminuito nel tempo, il fenomeno non si è mai esaurito), le foto e i filmati vengono postati sul sito www.hessdalen.org dove è possibile visionarli. Il professore ha potuto portare avanti questo progetto grazie ad alcuni espedienti: ad esempio, coinvolgendo i suoi studenti nell’allestimento delle strumentazioni, come prova pratica del corso universitario, e soprattutto evitando con cura la parola “UFO”. «Alcuni colleghi, all’inizio degli Anni Ottanta, mi hanno messo in guardia, dicevano che sarei stato ridicolizzato, che avrei perso credibilità», ammette. «Ma io l’ho fatto lo stesso e ho scoperto che ci sono altri studiosi interessati all’argomento».

LE POSTAZIONI PER LE RIPRESE AUTOMATICHE A HESSDALEN






