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Dove si nascondono gli UFO? Molti ricercatori ormai puntano chiaramente in un’unica direzione: nei fondali marini. Lo afferma nelle sue dichiarazioni pubbliche il contrammiraglio in pensione Timothy Gallaudet, esperto oceanografo, consapevole di quanto poco sappiamo su come siano effettivamente i nostri abissi. Lo ripete in tutte le sue interviste il parlamentare statunitense Tim Burchett, depositario di sconvolgenti confidenze ricevute da alti ufficiali della Marina americana, che avrebbero visto con i loro occhi oggetti giganteschi muoversi a velocità spropositate nelle profondità degli oceani. Ora, una nuova ricerca rilancia il tema, suggerendo quali potrebbero essere i luoghi esatti dove questi enigmatici mezzi si celano.

L’IMMAGINE DI UN UFO SOTTOMARINO GENERATA DALL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Lo studio porta la firma di Antoni Wędzikowski, avvocato di Varsavia e ricercatore indipendente. Wędzikowski ha analizzato ben 80.000 segnalazioni UFO provenienti dal National UFO Reporting Center (NUFORC) e le ha incrociate con dati batimetrici della NOAA, la National Oceanic and Atmospheric Administration. Il report, pubblicato dal quotidiano britannico Daily Mail, evidenzia dei cluster (ovvero, dei raggruppamenti) di avvistamenti concentrati vicino a sistemi di canyon sottomarini ripidi, soprattutto lungo la costa occidentale degli Stati Uniti.

Il punto di partenza di questa ricerca è stata la cosiddetta “ipotesi criptoterrestre”. Nel 2024, è stata sostenuta da un articolo accademico firmato da tre docenti universitari americani- Tim Lomas e Brendan Case (Università di Harvard) insieme a Michael Paul Masters (Montana Technological University)- come possibile interpretazione degli avvistamenti di oggetti sconosciuti nei nostri cieli fin dall’antichità. Secondo la spiegazione criptoterrestre, gli UAP potrebbero essere l’espressione di una civiltà avanzata non umana, nascosta sulla Terra– nei fondali marini o nel sottosuolo- oppure in ambienti vicini al nostro pianeta (ad esempio, sulla Luna). Non solo. La teoria contempla anche la possibilità che questi esseri possano essere “indigeni” quanto gli umani, forse ancora più antichi, e addirittura potrebbero ‘camminare tra noi’ con opportuni camuffamenti.

IL PROFESSOR MASTERS È UN ANTROPOLOGO

Utilizzando quindi i dati pubblici sugli avvistamenti UFO e le mappe dettagliate delle profondità oceaniche, il ricercatore polacco ha identificato interessanti correlazioni In particolare, l’analisi ha rilevato un’anomalia geografica significativa, con schemi di raggruppamento visibili sulla costa occidentale (quella del Pacifico, per intenderci), ma non sulla costa orientale o nel Golfo del Messico. Specialmente tre regioni (La Jolla, Mugu Canyon e Monterey Canyon), tutte di fronte alla California, hanno mostrato una concentrazione di segnalazioni insolitamente elevata rispetto alle aspettative basate sulla distribuzione della popolazione. Il report suggerisce anche che gli avvistamenti si manifestino a ondate, in “raffiche” temporali, piuttosto che essere distribuiti uniformemente nel tempo.

IL CANYON SOTTOMARINO MONTERREY

Questi risultati danno sostegno al crescente interesse scientifico verso quei mezzi enigmatici che si muovono tra aria e mare, ormai definiti “oggetti transmediali” per la loro capacità di attraversare diversi ambienti. A renderli celebri, le testimonianze di ex militari, che hanno riferito di oggetti in grado di spostarsi a velocità elevate sia in acqua sia in cielo. Uno degli episodi più noti risale al novembre 2004, durante esercitazioni al largo della California del Sud, quando piloti e operatori radar della Marina USA a bordo della USS Nimitz intercettarono diversi oggetti non identificati che “scendevano da 80.000 piedi in meno di un secondo”. Per essere precisi: circa 25.000 metri in 0,78 secondi.

IL CELEBRE TIC-TAC AVVISTATO NEL 2004

Lo studio di Wędzikowski ha rilevato che proprio in questa stessa area documentata dai famosi video della US Navy, gli avvistamenti UFO tendono a concentrarsi in brevi periodi di intensa attività, specialmente nelle vicinanze dei canyon sottomarini. «Innanzitutto, l’analisi ha individuato un’associazione spaziale statisticamente significativa tra le caratteristiche dei canyon sottomarini e la densità di avvistamenti UAP lungo la costa occidentale degli Stati Uniti. Non si tratta di numeri casuali.», ha spiegato in un’intervista al quotidiano inglese. «Ma la seconda sorpresa è altrettanto rilevante: l’effetto è assente sulle coste orientali e del Golfo. Non è un modello universale. Si concentra in specifiche regioni della costa occidentale, principalmente Puget Sound e il sistema di canyon di San Diego, e non si estende a tutta la costa USA.”

UN TRATTO DELLA SCENOGRAFICA COSTA CALIFORNIANA

Ognuno dei tre principali cluster di avvistamenti appare associato a una profonda topografia sottomarina. In queste zone, il numero di segnalazioni supera di gran lunga quanto previsto dalla distribuzione della popolazione. Ovviamente, lo studio non dimostra che gli UFO emergano dall’oceano né la loro origine sottomarina. Inoltre, lo stesso ricercatore ammette che fattori sociali potrebbero influire, come l’aumento delle segnalazioni a seguito di avvistamenti molto pubblicizzati. Tuttavia, Wędzikowski insiste: «I pattern geografici meritano ulteriori indagini utilizzando database indipendenti e altri metodi, inclusa l’analisi sonar. Confrontando i registri sonar con i cluster di avvistamenti UAP, si potrebbe chiarire se attività sottomarine inspiegate coincidano con le zone di segnalazione.»

UN ALTRO OGGETTO TRANSMEDIALE AVVISTATO NELL’OCEANO PACIFICO

L’avvocato ora intende pubblicare la metodologia e i dati per una revisione paritaria e invita altri ricercatori a replicare i risultati. «L’ipotesi specifica, cioè che la densità di segnalazioni UAP possa essere correlata alle caratteristiche dei canyon sottomarini lungo la costa, è nata dal fatto che diverse zone “calde” già note si trovano proprio sopra fondali insolitamente scoscesi», ha spiegato al Daily Mail. «Piuttosto che considerarlo come una prova di qualcosa, ho voluto testarlo in modo rigoroso: controllando la popolazione, verificando i fattori confondenti, replicando nel tempo e documentando chiaramente ciò che resiste all’analisi.»

L’uomo si è detto poi sorpreso che nessuno abbia mai condotto un’analisi geospaziale così sistematica sui dati pubblici disponibili — o meglio, che non ne abbia mai condiviso i risultati. «Seguo il tema UAP da anni e ciò che mi ha sempre frustrato è il divario tra i dati effettivamente esistenti e il modo in cui l’argomento viene solitamente trattato, basandosi su singoli casi narrativi o speculazioni invece che su analisi sistematiche. Ci sono decine di migliaia di segnalazioni geolocalizzate nei database pubblici come NUFORC. I dati sono disponibili da decenni. Gli strumenti per analizzarli sono le statistiche geospaziali standard. La vera sorpresa non è il risultato, ma il fatto che nessuno abbia mai guardato prima.»

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