Una storia prima della storia. Una civiltà prima della civiltà. E un mito — quello di Atlantide — che potrebbe essere, invece, una verità nascosta in piena vista. Dopo anni di ricerche, Massimiliano Caranzano, ingegnere con la passione per lo studio del nostro passato senza preclusioni né reticenze, non ha dubbi: il racconto del filosofo greco Platone relativo a un impero sorto nel centro dell’Atlantico, esteso dal Mediterraneo fino alle terre a occidente, e poi cancellato da un evento catastrofico, non è immaginazione. «Atlantide è la nostra vera storia delle origini», afferma con convinzione.

Nella seconda parte dell’intervista con Extremamente, l’autore della trilogia “Prima di noi”, “Gli dèi del diluvio” e “Aztlan” entra nel dettaglio, evidenziando numerose incongruenze nei libri di storia. A partire dall’assenza, ancora oggi, nei nostri testi scolastici, di un sito archeologico noto da oltre trent’anni e di portata rivoluzionaria: Göbekli Tepe, nell’attuale Turchia. La datazione di questa immensa struttura, in gran parte ancora sepolta sotto tonnellate di terra, ci riporta indietro di almeno 10.000 anni. «Una costruzione, qualunque cosa fosse, incompatibile con l’idea diffusa che all’epoca l’umanità vivesse in sparuti gruppi di persone all’interno di caverne, dedite esclusivamente alla caccia. Göbekli Tepe è invece il risultato di una civiltà avanzata, nata molto prima di Sumer e delle dinastie egizie», spiega Max Caranzano. Ed è proprio per questo che disturba: quando i conti non tornano, dice, si preferisce tralasciare e omettere.

Anche sull’Antico Egitto — sostiene l’ingegnere — molte delle certezze di storici e archeologi sembrano poggiare su basi fragili. «Le scanalature prodotte dall’erosione da pioggia nel bacino della Sfinge sono evidenti a chiunque abbia occhi per vedere… E la paleoclimatologia dimostra che piogge torrenziali di quel tipo erano presenti in Egitto circa 10.000 anni fa». Di conseguenza, l’attuale datazione del monumento simbolo dell’Egtto sarebbe errata. Lo stesso discorso varrebbe per la Grande Piramide: non esisterebbero prove definitive che sia stata edificata dal faraone Cheope, nel 2500 a.C. Il suo allineamento con l’attuale Polo Nord suggerirebbe una costruzione successiva al cataclisma globale avvenuto 12.850 anni fa. Ma stabilire con precisione quando sia stata eretta, all’interno di questo arco temporale di migliaia di anni, è praticamente impossibile. «Di sicuro, non l’hanno costruita gli Egizi», conclude il riceratore.

Insomma, una storia che andrebbe completamente riscritta, perché figlia di una cultura che ha scelto di valorizzare alcuni elementi e di rimuoverne altri, come se non fossero mai esistiti. Eppure, le tracce di un passato remoto, tecnologicamente avanzato e difficilmente spiegabile, sono diffuse in tutto il mondo. Un esempio sono i cosiddetti cart ruts, ovvero lunghe linee parallele incise nella roccia, che spesso si intersecano come scambi di binari. Si trovano a Malta, in Sicilia, in Sardegna, ma anche negli Stati Uniti e in Estremo Oriente. Facile intuire che l’interpretazione comunemene accettata in ambito accademico (sarebbero il risultato dal passaggio reiterato dei carri romani) non abbia molto senso. L’ennesimo mistero che attende ancora una spiegazione.







