È morto Nick Pope, il “Fox Mulder britannico”, l’uomo che ha davvero avuto tra le mani gli X-Files di un governo-quello del Regno Unito. Aveva infatti lavorato, fino al 2006, per il Ministero della Difesa britannico e in particolare, negli anni Novanta, si era occupato di analizzare i fenomeni UFO per valutarne eventuali implicazioni per la sicurezza e la difesa. In seguito, Pope era diventato un volto noto come ospite fisso della longeva serie televisiva Ancient Aliens, come scrittore e come commentatore sempre attento e puntuale sui giornali e in tv, apprezzato dagli addetti ai lavori e dal grande pubblico.

Fino all’ultimo, ha continuato a fare ciò che ha sempre fatto: osservare, raccontare, condividere. Scriveva, commentava sui social, pubblicava immagini. L’ultima, su X, il 29 marzo, mostrava una strana lucertola fotografata nel giardino di casa, a Tucson, in Arizona, dove viveva da anni insieme alla moglie americana. È stata proprio lei, Elizabeth Weiss, ad annunciare pubblicamente la sua scomparsa, con parole semplici e strazianti: «Il mio cuore è a pezzi. Nick (@nickpopemod) è venuto a mancare questo pomeriggio nella nostra casa. Nelle ultime settimane della sua vita, anche mentre soffriva, è riuscito a fare alcune interviste da casa. Sono stata così fortunata ad aver incontrato e sposato Nick. Era un marito meraviglioso. Lo amavo profondamente.»

Nick Pope era gravemente malato. Aveva un tumore incurabile, al IV stadio, diagnosticato senza possibilità di errore, senza speranza di guarigione. Lo sapeva e ha scelto di affrontarlo con lucidità, coraggio e una serenità rara. Lo aveva raccontato lui stesso, con una lunga lettera aperta pubblicata il 12 febbraio 2026 e destinata agli amici di una vita e al pubblico che lo seguiva. Parole prive di retorica, piene di gratitudine. Scriveva di non poter vincere quella battaglia. Eppure, nel suo racconto, non c’era un senso di sconfitta, ma emergeva il bilancio di una vita vissuta intensamente. Ventuno anni al Ministero della Difesa britannico, tra dossier delicati e temi che spaziavano dalla sicurezza nazionale agli UAP. Un percorso che lo ha poi portato a una seconda carriera, sotto i riflettori, anche se lui non si è mai considerato una celebrità, piuttosto una figura pubblica impegnata a mantenere alta l’attenzione su un tema che riteneva importante, oltre che affascinante.

E poi, soprattutto, i momenti più belli legati alla vita privata. L’incontro casuale con Elizabeth, antropologa e ricercatrice accademica, in un hotel di San José, nel 2010. Un amore a prima vista: tre mesi dopo, erano già sposati. Una vita condivisa tra l’Arizona, la natura, le passioni comuni, i libri corretti insieme – anche con piccole, affettuose “battaglie” su virgole, trattini e punti esclamativi- e una quotidianità fatta di cose semplici e preziose. Avevano vissuto un anno a New York, a pochi passi da Times Square, con la vista sull’Empire State Building, prima di trasferirsi a Tucson. Ricordi che nella sua lettera diventano immagini luminose, mai appesantite dal rimpianto.

Finché ha potuto, lo scrittore inglese ha partecipato a interviste, conferenze, eventi dal vivo. Poi ha dovuto fermarsi. Ma anche allora, il suo pensiero è andato agli altri, a chi lo aveva seguito negli anni: nella sua lettera di addio, ha lasciato a tutti un saluto. Senza malinconia, ma con una consapevolezza piena: «Spero di aver contribuito a far progredire le cose. A tutti coloro che mi hanno seguito, grazie e buona fortuna nei vostri percorsi. Vi auguro ogni successo e felicità. È stato tutto straordinario e sono grato per ciò che ho fatto, non rattristato per ciò che non potrò più fare.» La chiosa finale, un motto in latino: “Per aspera ad astra”, ovvero “si arriva alle stelle, attraverso le difficoltà”. Un invito a perseverare, a superare i momenti più difficili, con sacrificio, per conquistare ciò che si desidera. Pope lo ha fatto e ha anche saputo guardare negli occhi la morte con una forza d’animo non comune.

Ho avuto la fortuna di conoscerlo personalmente nel 2015, quando lo invitai come ospite al mio Meeting Internazionale “Figli delle Stelle”. Quell’anno, l’evento si svolse in un luogo autorevole e significativo, di certo adatto a lui: nello storico Palazzo Cusani, nel cuore di Milano, sede del Comando dell’Esercito della Lombardia e del Corpo d’Intervento Rapido NATO. Nell’elegante Salone Radetzky, davanti a un pubblico numeroso ed variegato (tra cui esponenti della Difesa e autorità, come il senatore Gabriele Albertini, ex sindaco di Milano) la presenza di Nick Pope rese quella conferenza memorabile. I duecento posti disponibili andarono esauriti in pochi giorni.

Ma più ancora della professionalità e della straordinaria capacità comunicativa, ciò che mi ha colpito di lui sono state la sua gentilezza, la disponibilità, l’umiltà. Concesse interviste a tutti, rispose a ogni domanda. E aggiungo un altro piccolo dettaglio. Dopo un lungo volo dagli Stati Uniti, con il peso del jet lag, chiunque avrebbe cortesemente declinato un invito a cena. Lui no. Non solo partecipò, ma rimase fino all’ultimo, conversando con tutti, dimostrando attenzione e calore. Un gesto semplice, ma rivelatore, da vero gentelman. Oggi lo piangono gli amici, i colleghi, tutti coloro che hanno incrociato il suo cammino nel mondo della divulgazione del fenomeno UFO.

Giorgio A. Tsoukalos, che ha lavorato per molte stagioni con lui in Ancient Aliens, ha scritto: «Ridevamo sempre tantissimo insieme. Non è giusto. Non è affatto giusto. Buon viaggio, Nicholas George Pope! Ti ho voluto davvero bene, Nick. Davvero tanto.» Questo il ricordo del giornalista investigativo Ross Coulthart: «È terribilmente triste sentire della scomparsa di Nick Pope. Nick era una persona gentile e intelligente che ha dedicato ogni energia a informare il mondo sui segreti UAP di cui era testimone. Addio, Nick.» «Buon viaggio, amico mio. Ci rivedremo», le parole semplici e commosse di Luis Elizondo.





