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Il caso Caponi e l’Alieno di Pretare: 30 anni di mistero

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Ci sono storie che, anche a distanza di tanti anni, continuano a insinuarsi tra le crepe della realtà, sfidando ogni spiegazione razionale. La vicenda di Filiberto Caponi è una di queste. Nel 1993, da una piccola frazione arroccata sui Monti Sibillini – Pretare di Arquata del Tronto – emerse una storia destinata a lasciare un segno profondo nell’immaginario collettivo. A raccontarla, un promettente ceramista di 23 anni, lontano da qualsiasi contesto mediatico o sensazionalistico. Eppure, nel giro di pochi mesi, il suo nome avrebbe fatto il giro del mondo.

IL GIOVANE FILIBERTO NEGLI ANNI NOVANTA

Tutto cominciò nella notte del 9 maggio di quell’anno, quando Caponi affermò di aver incontrato, a pochi metri da casa, una creatura che non somigliava a nulla di conosciuto. La descrisse come una sorta di fagotto che, toccato con un piede, fece un grande balzo per poi ricadere a terra e scappare via di corsa, mostrando delle bende bianche attorno alle gambe. Per lui fu un trauma. «Mi chiusi in auto, con la sicura, con il cuore che mi batteva a mille. Mentalmente, iniziai a pensare cosa potessi aver visto, mentre il mio cervello mi diceva “questo no, questo no, questo no…”. Ho avuto molta paura», racconta oggi nella video intervista con Extremamente, nella quale ha ricostruito, passo dopo passo, i suoi incontri ravvicinati.

UNO SCHIZZO DELLA STRANA CREATURA, REALIZZATO DA CAPONI

Non si trattò, infatti, di un episodio isolato. Gli avvistamenti si sarebbero ripetuti più volte, fino all’autunno. Ma soprattutto, in tre occasioni, Filiberto Caponi riuscì a fotografare l’essere utilizzando una vecchia macchina Polaroid. Proprio quelle immagini, difficili da falsificare con i mezzi dell’epoca, avrebbero dato origine al cosiddetto “caso Caponi”. Le prime due foto si danneggiarono, ma le altre quattro – più nitide e meglio conservate – mostrarono qualcosa di profondamente disturbante. L’entità presentava una testa che ricordava quella di una tartaruga, con grandi occhi completamente neri e privi di espressione. Le braccia apparivano corte, quasi atrofizzate, mentre le gambe, lunghe e sproporzionate, sembravano progettate per il salto. La pelle era marrone e le estremità – mani e piedi – erano dotate di tre sole dita. Quel dettaglio delle bende, poi sparite nelle ultime apparizioni, contribuì ad alimentare ulteriormente il mistero: come se la creatura fosse stata ferita e sottoposta a qualche tipo di trattamento.

UNA DELLE CELEBRI FOTO POLAROID DI FILIBERTO CAPONI

Fu proprio questo particolare a spingere alcuni ricercatori a formulare un’ipotesi inquietante: quell’essere umanoide, alto circa settanta centimetri, poteva essere un esemplare a metà tra il robotico e il biologico, recuperato in seguito a un incidente UFO, forse studiato e curato, poi in qualche modo sfuggito al controllo. Il caso attirò rapidamente l’attenzione internazionale. Tra i nomi più noti coinvolti nelle indagini ci fu quello di Timothy Good, ricercatore britannico e autore di numerosi bestseller sul fenomeno UFO, oltre che consulente in ambito militare. Good si recò più volte a Pretare per incontrare Caponi e osservare direttamente i luoghi degli avvistamenti. Le fotografie furono sottoposte anche all’analisi di Roger Green, tecnico forense inglese che aveva lavorato per Scotland Yard: le dichiarò autentiche, escludendo manipolazioni.

FILIBERTO CAPONI, DURANTE L’INTERVISTA CON EXTREMAMENTE

La vicenda fu poi rapidamente archiviata, ma mai dimenticata. Anzi, il passare del tempo sembra averne rafforzato il fascino, tanto che il caso è tornato di recente sotto i riflettori grazie al documentario “Alien Polaroid”, diretto da Massimiliano Sbrolla e disponibile su Amazon Prime: il film ripercorre la storia e ne riaccende le suggestioni. Resta, oggi come allora, un interrogativo sospeso: cosa ha visto realmente Filiberto Caponi? Ciò che l’uomo assicura di aver incontrato, in quei mesi del 1993, continua a sfuggire a una spiegazione definitiva e rimane uno degli enigmi più discussi dell’ufologia italiana.

LA LOCANDINA DEL DOCUFILM VISIBILE SU PRIME VIDEO

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