«Ci sarà disinformazione nel prossimo rilascio dei file sugli UFO». L’avvertimento arriva dal parlamentare statunitense Tim Burchett, uno dei politici che più si è esposto sul tema UAP negli ultimi anni. Secondo lui, la disclosure in corso — iniziata ufficialmente l’8 maggio 2026 con la prima tranche di documenti declassificati e continuata il 22, con il secondo lotto— andrà avanti ancora a lungo, ma potrebbe nascondere sorprese. O peggio ancora, una vera e propria “polpetta avvelenata”. Lo ha detto chiaramente durante un’intervista: «Penso che il cover-up continuerà. Credo che il Presidente e la Casa Bianca, per così dire i “buoni”, stiano avendo difficoltà con molte delle nostre agenzie governative e con lo Stato profondo». Tradotto: qualcuno starebbe cercando di infilare materiale falso tra i documenti autentici, tanto per confondere le acque, screditare i ricercatori e rendere impossibile distinguere il vero dal falso. E se fosse davvero così, non sarebbe affatto la prima volta.

Perché tutta la storia delle presunte “indagini ufficiali” sugli UFO condotte dall’Intelligence americana è stata, in realtà, anche una gigantesca operazione di disinformazione. Il Progetto Blue Book e il Rapporto Condon restano esempi emblematici di questo meccanismo: casi clamorosi, con testimoni oculari qualificati — piloti, agenti di polizia, militari — archiviati con spiegazioni improbabili, spesso al limite del ridicolo, ma confezionate con l’apparenza rassicurante della “valutazione scientifica”. Uno degli episodi più eclatanti è l’ondata UFO del Michigan del marzo 1966. Una vicenda poco conosciuta in Italia, ma importantissima negli Stati Uniti e ancora oggi incredibilmente attuale. Basti pensare che fu proprio quel caso a portare alla prima audizione parlamentare sugli UFO nella storia americana. La seconda sarebbe arrivata quasi sessant’anni dopo, nel luglio 2023. E non solo: quella vicenda rappresentò la classica goccia che fece traboccare il vaso, accelerando la fine del Blue Book, un progetto del tutto inconcludente sul piano delle spiegazioni ma straordinariamente efficace su quello dell’insabbiamento.

La verità su ciò che accadde davvero emerse soltanto nel 2021, grazie al libro Swamp Gas My Ass, scritto da Raymond “Ray” Szymanski. Ed è qui che la storia diventa davvero interessante. Per quarant’anni, Szymanski ha lavorato come ingegnere informatico alla base aerea di Wright-Patterson, proprio quella dove — secondo molte testimonianze — sarebbero stati trasportati i rottami dell’UFO di Roswell. Durante le pause pranzo o davanti alla macchinetta del caffè, ogni tanto tra colleghi si parlava di UFO e alieni. Lui, però, era convinto che fossero tutte sciocchezze. Anzi, si era ripromesso (una volta andato in pensione) di analizzare i casi più famosi proprio per smontarli definitivamente. E invece è successo il contrario…

Più li studiava — con la precisione metodica tipica dell’ingegnere un po’ pignolo — più trovava elementi, incongruenze, dettagli e testimonianze che sembravano dimostrare la loro veridicità. E nel caso dell’ondata UFO del Michigan, Szymanski è riuscito persino a rintracciare un testimone chiave rimasto nell’ombra per oltre mezzo secolo. Si tratta del colonnello dell’USAF Gary K. Carroll. Ai tempi, era un pilota di jet della base aerea di Selfridge, vicino a Dexter. In una giornata di primavera del 1966, venne mandato a intercettare un misterioso oggetto volante. E non solo vide quell’oggetto sul radar, ma anche con i propri occhi. Una testimonianza esplosiva, perché di quell’incontro ravvicinato non esiste alcuna traccia ufficiale: nessun documento, nessun rapporto. Non c’è nulla neppure tra i file del Blue Book. Sparito o cancellato. Un insabbiamento quasi didascalico, che ancora oggi racconta perfettamente come funziona il sistema: quando le prove non vanno nella direzione desiderata, semplicemente vengono rimosse.

E pensare che il celebre dottor J. Allen Hynek, inviato sul posto per indagare sugli avvistamenti, chiuse il caso in meno di tre giorni con una spiegazione che ancora oggi, negli Stati Uniti, provoca sorrisi sarcastici e battute ironiche: il famigerato “swamp gas”, il gas di palude. Secondo Hynek, gli UFO osservati in cielo, per giorni, da decine di persone a distanza ravvicinata, erano semplicemente bolle di metano prodotte dalla vegetazione in decomposizione negli acquitrini, che incendiandosi spontaneamente avrebbero ingannato i testimoni. Ora, sia chiaro: il fenomeno dell’autocombustione del gas di palude esiste davvero. Ma è piuttosto raro, dura pochi secondi, si manifesta vicino al terreno e soprattutto richiede condizioni meteo molto specifiche: clima secco e temperature elevate. Peccato che nel Michigan, nel marzo del 1966, facesse ancora freddo e piovesse in continuazione.

Eppure quella spiegazione venne accettata quasi immediatamente dalla stampa, poi dal Congresso, e il caso fu archiviato. Ma ora, decenni di realtà mistificata e di pure invenzioni sono stati spazzati via grazie al libro di Ray Szymanski — uno di quei testi destinati a riscrivere un pezzo della storia militare segreta americana. E oggi è disponibile anche in italiano. Ho avuto il piacere di aiutare Ray nella traduzione del volume, il cui titolo nella nostra lingua è diventato Una menzogna americana. Un titolo che, francamente, descrive perfettamente la quantità impressionante di falsità raccontate dalle istituzioni su questa e su molte altre vicende simili.






