Il primo lotto di documenti UFO declassificati provenienti dal governo americano ha sollevato reazioni opposte: da una parte gli entusiasti, che lo hanno celebrato come un evento storico; dall’altra i delusi, che hanno lamentato l’assenza di elementi forti, reali, incontestabili. Insomma, tanti file (162), ma anche molto materiale d’archivio, informazioni già note (il giornalista Ross Coulthart le ha definite “riciclate”), foto sgranate e qualche video militare interessante, ma con riprese così lontane e poco dettagliate da rendere difficile una valutazione degli oggetti effettivamente immortalati. Ma allora, il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto?

È la domanda alla quale proviamo a rispondere nella nuova video intervista di Extremamente, con l’aiuto di Lavinia Pallotta, attenta osservatrice del fenomeno UFO e direttrice del magazine X-Times. «Rilasci di documenti del genere sono già avvenuti in Gran Bretagna, in Francia, in Brasile. Se n’è parlato per un po’, e poi si è tornati a discutere di altro», osserva. Tuttavia, tutti gli esperti del settore — sia chi sostiene di avere informazioni di prima mano, sia i commentatori esterni— concordano su un elemento di primaria importanza: c’è molto, molto di più, ancora nascosto da qualche parte. Ad esempio, video ripresi da sensori militari ad alta definizione che mostrerebbero oggetti volanti dalle prestazioni straordinarie, apparentemente oltre i limiti della fisica conosciuta.

Lo ha ammesso anche Luis Elizondo, intervistato proprio da Coulthart: quei filmati lui li ha visti e — assicura — “il materiale non rilasciato farebbe saltare la testa alla gente”. Anche il giornalista australiano ha sottolineato che quanto diffuso finora rappresenta solo una piccola frazione di ciò che esiste davvero e che le immagini più impressionanti (a quanto pare, alcune gole profonde gli avrebbero parlato anche di UFO con equipaggio ripresi da distanza ravvicinata…) rimangono ancora segrete. Ma se funzionari e insider lo confessano ormai apertamente, allora il problema centrale è l’accesso a questo materiale classificato. Chi lo possiede? Chi ne ha il controllo? Chi stabilisce cosa possa essere reso pubblico e cosa no?

Il Dipartimento dell’Energia, la CIA, l’Intelligence militare, certo. Ma dietro le quinte di questo mondo sommerso sembrano muoversi altre ombre. Non si tratta solo una questione di sicurezza nazionale, anzi: il nodo sembra essere legato agli interessi economici dei contractor privati, ai quali le agenzie governative avrebbero delegato da anni l’onere di analizzare, studiare e decodificare il materiale “esogeno” raccolto a scopo di retro-ingegneria, inclusi — secondo David Grusch — anche presunti resti biologici rinvenuti all’interno di questi oggetti non umani. Ma questi colossi dell’industria aerospaziale e militare non sono sottoposti agli stessi obblighi di trasparenza del governo americano: a loro, per esempio, il Freedom of Information Act non si applica. Perché mai dovrebbero condividere spontaneamente segreti su nuove tecnologie, nuovi materiali o nuove invenzioni dal valore potenziale di miliardi di dollari?

Lo ha lasciato intendere chiaramente il deputato americano Eric Burlison: «L’informazione reale si trova da qualche parte tra il governo e il settore privato. Abbiamo quelli che vengono chiamati Centri Federali di Ricerca e Sviluppo, aziende come RAND Corporation, MITRE Group, MIT Lincoln Labs. Hanno coordinato questo sforzo governativo con l’industria privata. Molti di loro stanno svolgendo questo lavoro segreto e ho inviato lettere per ottenere il rilascio di alcuni di questi documenti e video». Ma nel frattempo c’è anche chi, all’interno dello stesso apparato governativo, starebbe remando contro. Gruppi di potere dell’intelligence si opporrebbero al rilascio dei file più sensibili. «Se qualcuno può infrangere il volere del governo e bloccare l’accesso al Congresso… chi diavolo è davvero al comando?», si è domandato il politico repubblicano Tim Burchett.







