Giugno 1933. Un misterioso oggetto volante- senza ali, senza motori- precipita nei pressi di Magenta, a ovest di Milano. Il velivolo viene recuperato dai militari e nascosto nell’hangar di una fabbrica di aeromobili, la Siai-Marchetti, nella vicina Vergiate. L’evento viene coperto dal massimo riserbo: partono subito i telegrammi con i quali le autorità impongono il silenzio sulla vicenda. Non ne devono parlare i giornali, la notizia non può essere condivisa. Segreto assoluto. Per studiare l’anomalo mezzo, viene istituito un gabinetto scientifico, denominato RS/33, diretto dal Premio Nobel Guglielmo Marconi e formato da eminenti scienziati. È la trama di un film di fantascienza? No, è un vero e proprio mistero storico, ormai noto come “L’UFO crash di Magenta”.

I primi a renderlo pubblico, con il libro “Gli X-files nazifascisti: Mussolini e gli UFO”, sono stati il presidente del CUN Roberto Pinotti e il giornalista Alfredo Lissoni, dopo aver analizzato i documenti di epoca fascista che una mano anonima (probabilmente, l’ultimo figlio di Galeazzo Ciano) aveva spedito alla rivista del Centro Ufologico Nazionale. Telegrammi, lettere manoscritte, schizzi di dischi volanti: tutto faceva pensare che negli Anni Trenta del secolo scorso, ben prima del celebre caso Roswell, proprio in Italia si fosse verificato il primo incidente “alieno” documentato e indagato della storia. E ora anche accertato. Perché, pochi anni fa, è arrivata la conferma da due voci autorevoli, due fonti sicuramente ben informate, entrambe provenienti dai servizi segreti americani. Prima Lue Elizondo, poi David Grusch (due informatori di altissimo livello) hanno affermato che il primo incidente UFO di cui sono a conoscenza è accaduto in Italia. Grusch ha specificato il luogo- Magenta- e la data – 1933- aggiungendo che il velivolo era stato preso in consegna dagli Americani dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale.

Negli Stati Uniti, questa vicenda è ormai nota e dibattuta, molto più che qui da noi, dove la stampa continua, con un certo snobismo, a non volersi occupare di questi argomenti considerati forse di Serie B. Di recente, si sono fatti avanti gli eredi di due testimoni indiretti di quello schianto. Uno, Marco Negri, ha riferito al quotidiano britannico DailyMail la storia che il suo bis-bisnonno Pietro Negri aveva raccontato in famiglia: un aereo senza ali né motori era caduto in Lombardia, con piloti “alti come bambini”. Un altro, il dottor Bruno Ferraro, medico neurologo, ha invece condiviso un ricordo del nonno Alfonso Carminati: il suo Comandante nell’esercito gli aveva detto di un misterioso “prototipo tedesco” precipitato e recuperato dai militari italiani. Tuttavia, sia Pietro Negri che Alfonso Carminati parlavano per sentito dire: non avevano informazioni di prima mano nè avevano assistito all’incidente. Nessuno ha mai potuto conoscere la versione di un testimone oculare. Almeno finora.

Adesso, parla il pronipote di un artigiano di nome Giuseppe che nel 1933 si trovava nel luogo dell’incidente- un boschetto a Ponte Nuovo di Magenta- per far legna. Era lì, quando qualcosa di ingombrante si schiantò tra gli alberi, producendo un grande frastuono. Preso dalla curiosità, l’uomo- all’epoca cinquantenne- si avvicinò al punto dell’impatto. Non trovò l’oggetto, non vide i rottami, ma si imbatté in qualcosa di molto più spaventoso, che lo fece scappare in preda al terrore: una creatura dai grandi occhi neri, che nella cultura contadina di un secolo fa non poteva essere paragonato a nient’altro se non al diavolo. Da quell’incontro, oltre al trauma psicologico, l’uomo riportò anche danni fisici. A raccontare oggi questa storia tramandata per oltre novant’anni in famiglia è Peter- un nome di fantasia, per tutelare la sua richiesta di anonimato. Scopri tutti i dettagli e gli sviluppi di questa straordinaria vicenda nell’intervista esclusiva raccolta da Extremamente con l’erede del testimone oculare dell’incidente UFO di Magenta.







