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IN MEMORIA DI ERICH VON DÄNIKEN

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Se n’è andato Erich von Däniken. Lo scrittore svizzero, curioso indagatore dei misteri del nostro passato in versione aliena, uno dei padri della Paleoastronautica, si è spento il 10 gennaio 2026. Per molti, rimarrà una delle figure più dirompenti e discusse nella storia della ricerca alternativa. Ora ha attraversato il velo e dall’altro lato ha raggiunto una visione totale della verità.

Nato in Svizzera nel 1935, con la pubblicazione nel 1968 di “Chariots of the Gods?” (in italiano “Gli Dei erano astronauti?”), Däniken ha scosso dalle fondamenta la visione convenzionale della storia dell’umanità proponendo la Teoria degli Antichi Astronauti: molte delle più grandi meraviglie architettoniche, mitologiche e tecnologiche del passato sarebbero state influenzate o rese possibili dall’intervento di intelligenze extraterrestri. Il suo stile diretto, la capacità di coinvolgere il lettore e la forza visionaria delle sue ipotesi hanno dato vita a un movimento di pensiero trasversale che ha acceso l’immaginazione di milioni di persone in tutto il mondo, influenzando la cultura popolare, la letteratura, il cinema e persino la spiritualità contemporanea. 

Il suo lavoro non è mai stato privo di controversie: criticato aspramente dagli accademici per la mancanza di prove scientifiche e il metodo spesso più narrativo che rigorosamente archeologico, Däniken ha però avuto il merito innegabile di porre domande nuove e scomode, di guardare con occhi diversi alle piramidi d’Egitto, alle linee di Nazca, ai Moai dell’Isola di Pasqua e a tanti altri enigmi irrisolti della storia umana. Ha ispirato generazioni di ricercatori indipendenti, curiosi, viaggiatori e semplici sognatori, portando alla luce dettagli trascurati o volutamente ignorati dai manuali scolastici e sollecitando un’umanità spesso troppo sicura delle proprie certezze a interrogarsi, a dubitare, a non accontentarsi delle risposte preconfezionate. 

Con i suoi numerosi libri, conferenze, apparizioni televisive e con la fondazione del “Mystery Park” in Svizzera, Erich von Däniken ha sempre invitato a superare i confini tra scienza, mito e fede, lasciando un’impronta profonda nel panorama della cultura alternativa internazionale. La sua eredità è quella di un uomo che ha saputo incarnare il desiderio di meraviglia, il gusto per l’avventura intellettuale e la capacità di vedere oltre l’orizzonte del già noto.  Alla notizia della sua morte, i social sono stati inondati di messaggi di cordoglio e gratitudine. “Grazie per averci insegnato a guardare il cielo con occhi diversi”; “La tua curiosità rimarrà per sempre fonte di ispirazione”; “Hai aperto la mente a generazioni intere, buon viaggio tra le stelle”, si legge nei post.

Anche Mauro Biglino, che con un approccio diverso ha seguito un simile percorso di ricerca, ha lasciato il suo personale tributo in memoria dello scrittore svizzero: «Ricordo Erich come un instancabile ricercatore di domande, mai soddisfatto di risposte facili. Nelle nostre lunghe conversazioni sulle origini della vita, ciò che contava davvero non era arrivare a una conclusione, ma avere il coraggio di mettere in dubbio ciò che viene dato per scontato e di tornare, ancora e ancora, all’inizio. Era convinto che lo “Zeitgeist” fosse ormai maturo: che i tempi fossero pronti perché l’umanità affrontasse certe domande senza più rifugiarsi in spiegazioni rassicuranti. Con la sua scomparsa perdiamo non solo un amico, ma una voce che ci ricordava che la curiosità è un atto di onestà intellettuale.»

Anch’io ho avuto la fortuna di conoscerlo e di intervistarlo, quasi 15 anni fa, per Mediaset. Con il mio operatore, lo raggiunsi nella sua casa di Lucerna. Mi accolse in modo gentile e alla mano, in maniche di camicia. Si sottopose a un fuoco di fila di domande, indossando la sua immancabile giacca blu elettrico (la stessa per decenni, diventata un suo marchio di fabbrica…), poi mi mostrò il suo archivio che mi lasciò senza parole: migliaia di fotografie ordinate in modo meticoloso, documenti, libri, reperti. Rimasi anche stupita della semplicità di quest’uomo- cosi famoso eppure così disponibile- che aveva condiviso con me, una perfetta sconosciuta, le sue ricerche, i suoi progetti e il suo prezioso materiale.

Di quella lunga intervista ricordo anche due elementi curiosi: mi aveva confessato di non aver mai visto un UFO in vita sua e ne avevamo scherzato. «E’ una vergogna! Adorerei vederne uno, parlare con i loro occupanti. “Ehi, voi, come va? Tutto bene?». Inoltre, aveva azzardato un’ipotesi: entro 20 anni da allora (era il 2011), gli Alieni si sarebbero mostrati al mondo. «Tu ci sarai, io non lo so… », aveva detto con un pizzico di tristezza. Potete leggere l’intera intervista nel blog cercando nel mio (modesto) archivio con la parola-chiave  “Erich Von Daeniken”. 

Negli ultimi tempi, la sua salute era andata peggiorando e arrivato alla veneranda età di 90 anni, aveva deciso di fermarsi: basta eventi pubblici e conferenze, stop alle interviste. Aveva affidato al suo fidato segretario Ramon Zürcher, responsabile dell’’A.A.S. (Research Society for Archaeology, Astronautics and SETI) il compito di conservare per le generazioni future il suo lavoro. Nelle righe che compaiono sulla pagina ufficiale di Von Daeniken, troviamo il suo testamento morale. Ecco la traduzione:

«Molti millenni fa, gli extraterrestri visitarono la nostra Terra. Si comportavano in modo molto simile agli etnologi di oggi: studiavano alcune lingue, visitavano alcune tribù, offrivano consigli e alla fine scomparivano, ma con la promessa di tornare in un lontano futuro. I nostri antenati dell’età della pietra non riuscivano a comprendere cosa stesse accadendo. Credevano erroneamente che gli extraterrestri fossero degli dei. Così, questi “dei” migrarono nelle nostre mitologie e divennero i fondatori di molte religioni. Per corroborare queste idee, per trovare prove a favore o contro di esse, ho fatto ricerche fin dai tempi del liceo, per oltre 70 anni. Il mio lavoro è ora disponibile in 49 libri. Molti film e serie TV incorporano le mie idee. 

Tuttavia, non sono un esoterista e non mi baso su dichiarazioni di persone che affermano di aver avuto contatti reali o presunti con gli attuali equipaggi UFO. Tutto ciò che presento deve essere ben fondato, deve essere verificabile. Ecco perché i miei libri pullulano di prove visive: immagini e reperti archeologici visitabili. E, naturalmente, fonti verificabili. Perché faccio il mio lavoro? Viviamo in un mondo di assurdità religiose e – purtroppo, spesso – scientifiche. L’umanità è incoraggiata a credere in un Dio geloso dell’Antico Testamento, che non è mai stato un dio. Negli angeli, che non erano angeli nemmeno loro. Così come nei “veicoli celesti”, che non sono mai esistiti. 

Migliaia di anni fa, non si parlava di nulla di “celestiale”, ma di astronavi ed extraterrestri. Alcune persone non furono “portate in cielo”, ma piuttosto addestrate a bordo di un’astronave. Da innumerevoli tradizioni antiche, so che questi “dei” promisero di tornare. Poi sperimentiamo lo “shock divino”: una catastrofe totale nella religione e nella scienza. Eppure tutto sarebbe così facile da capire, senza lo “shock divino”. Le prove parlano da sole. Questo è ciò che mi ha sempre motivato.»

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