È un giorno come tanti del 1933. Giuseppe, un artigiano quasi cinquantenne, sta raccogliendo rami in un bosco vicino a Magenta: gli servono per costruire i rastrelli di legno che vende in tutta l’area di Milano. All’improvviso, sente un rumore impressionante, come di tronchi abbattuti di netto. Stupito, si incammina per trovare la causa di quel frastuono. Ma quando sposta un cespuglio, si trova di fronte, faccia a faccia, un essere di piccole dimensioni con due enormi occhi neri che lo fissano. L’artigiano, in preda al panico, scappa via. Percorre d’un fiato i tre chilometri che lo separano da casa e si chiude dentro, terrorizzato. Solo la moglie di suo fratello lo convince ad aprire: la donna lo trova febbricitante e con il corpo coperto da ustioni, come se fosse stato scottato da acqua bollente. Alla cognata l’uomo, ancora sconvolto, racconta cosa gli è successo: «Ho visto il diavolo».

Quel giorno come tanti per Giuseppe era in realtà un giorno speciale: il giorno in cui nell’Italia dell’anteguerra cadde dal cielo un oggetto sconosciuto, “una fortezza volante” senza ali e senza motori, come hanno raccontato i discendenti di due testimoni indiretti – un gerarca fascista e un militare. Ma loro non avevano visto nulla di persona, non avevano informazioni di prima mano: ne avevano soltanto sentito parlare. Giuseppe, invece, aveva visto – anche più di quello che avrebbe voluto. Una storia, la sua, rimasta gelosamente custodita per quasi un secolo. Solo ora, il pronipote si è fatto avanti e ha rivelato quel segreto di famiglia in esclusiva a Extremamente. La sua unica richiesta: non mostrare il volto e non rivelare il nome. Per tutelare il suo anonimato, lo ho intervistato di spalle e l’ho chiamato con un nome di fantasia, Peter. La faccia ce l’ho messa io: quello che so di lui mi ha convinto che il suo racconto è genuino. Qualunque cosa abbia incontrato il suo prozio in quel bosco un secolo fa, non solo lo ha spaventato a morte ma gli ha anche provocato danni alla salute.

La versione dell’unico testimone oculare (fino a oggi) dell’Incidente UFO di Magenta ha suscitato grande interesse e curiosità: su TikTok, la clip di un minuto e mezzo sulla vicenda ha superato le 144 mila visualizzazioni in poche ore… Tuttavia, considerando gli elementi inediti emersi da questa eccezionale intervista, non mancano gli interrogativi e i dubbi. C’è davvero da fidarsi di Peter? Qual era il vero aspetto dell’essere visto da zio Giuseppe? La sua descrizione non contrasta con quello che si sapeva sui presunti occupanti di quel velivolo? Che fine ha fatto quella creatura? E ancora: cosa ci faceva l’UFO in quell’area del mondo? Cosa cercava? Perché è precipitato? Tante domande aperte, sulle quali, nella nuova intervista di Extremamente, esprimono il loro parere alcuni esperti del settore: il presidente del CUN Roberto Pinotti e il giornalista Alfredo Lissoni, autori insieme della ricerca che quasi 30 anni fa ha portato alla luce l’UFO crash di Magenta; il collega del “Corriere della Sera” Flavio Vanetti, appassionato di ufologia; il podcaster Antonio Virzì (“Something is up”); lo scrittore e ricercatore Pablo Ayo.







