Coincidenza oppure no? È la domanda che inevitabilmente ci si pone osservando il calendario. Mentre negli Stati Uniti si moltiplicano i documenti UFO declassificati (venerdì 12 giugno è arrivata la terza tranche) e le pressanti richieste di maggiore trasparenza, , arriva nelle sale cinematografiche “Disclosure Day“, il nuovo attesissimo film di Steven Spielberg dedicato proprio al tema della rivelazione dell’esistenza di Intelligenze non umane. Una semplice scelta narrativa oppure il segnale che qualcosa sta cambiando anche nell’immaginario collettivo?

Il film, uscito il 10 giugno nelle sale italiane, segna il ritorno di Spielberg ai temi che hanno accompagnato gran parte della sua carriera, dagli iconici Incontri ravvicinati del terzo tipo fino a E.T. e La guerra dei mondi. Ma questa volta il regista sembra voler compiere un passo ulteriore. Disclosure Day non racconta infatti un’invasione aliena né un classico primo contatto. Al centro della storia c’è Margaret Fairchild, una meteorologa interpretata da Emily Blunt che, durante una diretta televisiva, diventa involontariamente il tramite di una misteriosa presenza non umana. Parallelamente, un esperto di cybersecurity (interpretato da Josh O’Connor) entra in possesso di documenti governativi top secret che sembrano anticipare un imminente “giorno della rivelazione”.

A rendere particolarmente interessante la trama è il fatto che il principale antagonista non provenga dallo spazio. La vera minaccia è rappresentata da Wardex, una potente organizzazione governativa incaricata di controllare le informazioni e decidere cosa l’opinione pubblica possa conoscere e cosa debba invece rimanere nascosto. Un elemento che non può non richiamare le accuse rivolte negli ultimi anni da numerosi informatori e studiosi agli apparati militari e d’intelligence statunitensi. Da David Grusch a Matthew Brown, fino ai membri del Congresso che chiedono maggiore trasparenza, il tema della gestione e dell’occultamento delle informazioni è infatti diventato uno dei cardini dell’attuale dibattito sulla disclosure.

Da decenni, inoltre, circola negli ambienti ufologici una teoria tanto affascinante quanto controversa: quella secondo cui Hollywood avrebbe il compito di preparare gradualmente il pubblico ad accettare determinate realtà. Una sorta di acclimatamento psicologico collettivo attraverso film, serie televisive e opere di intrattenimento. In questo contesto, Disclosure Day viene già interpretato da alcuni appassionati come l’ultimo tassello di un percorso iniziato proprio da Spielberg cinquant’anni fa con Incontri ravvicinati del terzo tipo. Naturalmente non esistono prove che sia così. Tuttavia è difficile ignorare il tempismo con cui il film arriva nelle sale, proprio mentre il governo americano parla apertamente di UAP, vengono pubblicati nuovi dossier e il presidente Trump promette la diffusione di file UFO definiti da lui stesso “molto interessanti”.

A rendere ancora più intrigante la vicenda sono le recenti dichiarazioni dello stesso Spielberg. In una lunga intervista concessa alla stampa americana, il regista ha infatti preso le distanze da una definizione che per anni ha accompagnato gran parte delle sue opere. «È il primo film che verrà considerato fantascienza ma che io non considero fantascienza», ha dichiarato. «Riflette molto di più il mondo così come sta evolvendo e le scoperte che vengono fatte proprio in questo momento.» Parole sorprendenti, soprattutto se pronunciate da uno dei più grandi narratori della storia del cinema. Ma Spielberg si è spinto ancora oltre.

«Sono un credente fin dai tempi di Incontri ravvicinati, cinquant’anni fa. Però ho sempre detto che, finché non avessi visto personalmente un UFO o un UAP, non avrei affermato categoricamente che una vita proveniente da altrove fosse arrivata qui.» Poi la frase che ha fatto sobbalzare molti osservatori: «Ho cambiato idea. Sono disposto a cambiare posizione perché le prove circostanziali sono schiaccianti.» Secondo il regista, un ruolo importante in questa evoluzione personale sarebbe stato giocato anche dalle recenti audizioni congressuali sugli UAP, comprese le testimonianze di David Grusch e degli altri informatori che hanno accusato il governo americano di nascondere programmi dedicati allo studio di fenomeni anomali e tecnologie non umane.

Eppure, a differenza di molte opere catastrofiche dedicate agli alieni, il messaggio centrale di Disclosure Day non è la paura. Non intendo spoilerare il finale, ma nell’ultima fatica di Spielberg, il giorno della rivelazione è tutto fuorchè il giorno del crollo della società, dell’economia, del nostro sistema di valori, così come è stato ventilato da tutti coloro che hanno giustificato l’embargo sulla verità. Invece, il celebre regista insiste su un concetto che attraversa l’intera pellicola: l’empatia. «Credo che ogni film dovrebbe dare grande importanza all’empatia, perché oggi sembra essere una risorsa sempre più rara», ha spiegato. «L’empatia esiste dentro tutti noi, ma a volte non ci permettiamo di utilizzarla. Eppure è lì, a disposizione di tutti.»

Nell’ultima video intervista di Extremamente affrontiamo proprio il caso Disclosure Day, cercando di capire se si tratti davvero di un’opera che intercetta, e forse riflette, il particolare momento storico che sta vivendo la politica americana. A discuterne è un opinionista d’eccezione: Roberto Pinotti, presidente del Centro Ufologico Nazionale, che ha assistito all’anteprima, riservata a un pubblico ristretto, organizzata a Roma l’8 giugno. Con lui analizziamo non solo il valore cinematografico del film, ma anche il suo possibile significato simbolico e il contesto nel quale arriva nelle sale.

Forse è proprio questo l’aspetto più interessante di Disclosure Day. Non solo l’ipotesi che possano esistere altre intelligenze, ma anche la domanda che il film pone implicitamente allo spettatore: come reagiremmo se quella presenza diventasse improvvisamente una realtà condivisa? Saremmo davvero pronti ad accettarla? Per Spielberg, piuttosto che panico e conflitti, ne nascerebbe una nuova consapevolezza del nostro posto nell’universo. Domande che fino a pochi anni fa appartenevano quasi esclusivamente alla fantascienza e che oggi sembrano improvvisamente molto più vicine al dibattito pubblico. E allora la coincidenza temporale tra il film di Spielberg e gli eventi che stanno scuotendo Washington assume un significato particolare. Di sicuro, uscendo dal cinema, molti spettatori si ritroveranno a guardare il cielo con occhi diversi.







